giovedì 2 luglio 2020

Uomini persi - Claudio Baglioni

Venerdì Santo 10 Aprile 2020

E' una Piazza San Pietro deserta quella che celebra La Via Crucis, alla presenza di papa Francesco.
Non c'è la moltitudine di pellegrini che stipava la zona del Colosseo, scenografia in tempi normali della Memoria della Passione e Morte di Cristo.
Quest'anno, a causa dell'imperversare della pandemia Covid -19, i testimoni delle stazioni avanzano in un gruppetto sparuto incamminandosi verso la cattedrale universale della cristianità, là, dove sul sagrato li aspetta il Pontefice.

Le meditazioni della Via Crucis, in questa serata di profondo silenzio sono proposte dalla capellania della casa di Reclusione "Due Palazzi" di Padova.
Raccogliendo l'invito di papa Francesco, quattordici persone meditano sulla Passione di Cristo, accompagnando l'itinerario doloroso con la voce rauca di chi abita il mondo delle carceri, rendendolo attuale nelle loro esistenze. 

" (...) La mia crocifissione è iniziata quando ero bambino: se ci penso mi rivedo rannicchiato sul pulmino che mi portava a scuola, emarginato per la mia balbuzie, senza nessuna relazione.
Ho iniziato a lavorare quando ero piccolo, senza poter studiare: l'ignoranza ha avuto la meglio sulla mia ingenuità"

"(...) Della mia infanzia ricordo l'ambiente ostile e freddo nel quale sono cresciuto: bastava trovare una fragilità nell'altro per tradurla in forma di divertimento.
Cercavo amici sinceri, volevo essere accettato per com'ero, senza riuscirci."

"(...) Sono caduto a terra due volte.
La prima quando il male mi ha affascinato e io ho ceduto: spacciare droga, ai miei occhi, valeva più del lavoro di mio padre, che si spaccava la schiena dieci ore la giorno"

"(...) Da piccolo ho vissuto il carcere dentro casa: vivevi nell'angoscia della punizione, alternavo la tristezza degli adulti alla spensieratezza dei bambini"

Claudio Baglioni, è considerato da molti il cantore degli amori ragazzini, autore di mielose ballate fatte apposta per circuire un pubblico adolescente, che rimane in queste condizioni psicologiche anche col passare degli anni.

Nulla di più riduttivo.
Il cantautore romano, negli anni della sua carriera ha seguito, attraverso l'ispirazione, le stagioni della sua stessa vita, passando a cantare gli amori giovanili fino a tematiche esistenziali più "adulte", mantenendo sempre un afflato poetico che è stato più volte confuso per sentimentalismo qualunquista.
Già negli album appena successivi a quel piccolo grande amore ( forse un marchio di fabbrica troppo
ingombrante), Baglioni ha scritto brani importanti, descrivendo scene quotidiane intrise di dolente umanità.

Per esempio, "Uomini persi" contenuta nell'album  "La vita è adesso" del 1985
"Da molto tempo mi frullava in testa l'idea di scrivere una canzone su questo tema .... in più ripensavo ad una frase di Pavese, secondo cui, tutti, anche i peggiori delinquenti, erano stati un tempo bambini.
Poi un giorno, sotto casa, un giovane disoccupato, in un probabile attacco di follia, era entrato in una scuola e aveva preso dei bambini per ostaggi.
Cominciai a riflettere su come la storia di questo ragazzo stava cambiando, forse, per sempre e fino a che punto della sua vita tutto gli fosse sembrato bello e nuovo. (...)
E' la sensazione di trovarsi nudi, indifesi, soli, in troppe situazioni della vita.
Si, perchè esiste un tipo di disperazione a volte più drammatica e totale, di quella già così evidente.
Credo che, assieme ai cosiddetti 'uomini persi', in qualche maniera ci siamo persi anche noi, magari guardando dall'altra parte, per disattenzione, per eccesso di fiducia in noi stessi"

Queste parole dello stesso Baglioni, raccolte nel libro "Notte di note", sono un'esauriente introduzione a questo brano che Paolo Jachia, nell'agile libretto " Un cantastorie dei nostri giorni", chiosa così:
"Il riferimento, come sempre in Baglioni, riguarda il nostro rapporto con la Speranza, non tanto in chiave religiosa e da un'equivalenza con Dio, ma con "Qualcosa" di grande, di capitale, per cui valga la pena di vivere e di morire.
E' il chiedersi 'dov'è un papà che caccia via la notte'" 


     

martedì 30 giugno 2020

Freedom Highway - Staples singers

da "Il Foglio" 6 Giugno 2020

" Uomini in ginocchio che pregano e uomini che premono il ginocchio su un uomo a terra.
Uomini che cantano inni e l'uomo che dovrebbe essere la loro guida che chiama l'esercito, agita la Bibbia come fosse il Libretto rosso di Mao facendo imbufalire il vescovo cattolico e la sua collega episcopale di Washington.
Mai come in questi giorni una guerra di simboli sta squassando l'America in quel che ha di più caro, il suo sentirsi "one nation under God" (...)
La religione americana, l'America come grande nazione sotto la legge di Dio, è ed è da sempre la casa di tutti gli uomini liberi che ricercano la loro felicità: l'America è la promessa della 'city upon the hill' e ha continuato ancor più nella forma di quel 'protestantesimo secolarizzato' che è la radice dell'american way of life.
Per dirla con Eisenhower, la nazione che ha 'per fondamento la religione; non importa quale religione'
Persino un presidente pio e belligerante come Bush dopo l'11 settembre si affrettò a dire con grande chiarezza ai musulmani americani: 'Noi rispettiamo la vostra fede.
Essa è praticata liberamente da svariati milioni di americani e da molti altri milioni di persone in paesi che l'America considera amici'.
Bush, un 'born again christian, era un presidente religioso e nei giorni scorsi ha scritto: 'le risposte ai problemi americani si trovano nel rispetto degli ideali americani, nel rispetto della verità essenziale, che tutti gli uomini sono stati creati uguali e dotati da Dio di certi diritti'.(...)
Oggi in America la questione religiosa e la questione razziale si sono infiammate, è riapparso il suprematismo, in una situazione che rischia di uscire dal controllo"

E' una lunga citazione di un complesso e interessante articolo di Maurizio Crippa, vice direttore del "Foglio" a commento delle manifestazioni di protesta scatenatisi immediatamente dopo l'assassinio di George Floyd e di tutte le sue implicazioni religiose.
Infatti è la radice stessa del calvinismo protestante americano che non aiuta a risolvere il problema atavico dell' intolleranza razzista che cova sotto la cenere per poi esplodere periodicamente.
Gli ultimi violenti scontri erano avvenuti nel 2015 a Baltimora e il presidente in carica era Barack Obama, il primo presidente di colore. 
Furono scontri che fecero ritornare alla memoria quelli lontanissimi del 1965

"Il 7 Marzo 1965, una domenica passata alla storia come 'Bloody Sunday', più di 6000 persone guidate da Martin Luther King si mise in marcia dalla città di Selma nello Stato dell'Alabama per raggiungere la capitale, Montgomery.
Si trattava di una manifestazione contro la segregazione razziale allora ancora pienamente in vigore. (...) Polizia e cittadini bianchi li attaccarono  violentemente, ci furono un morto e dozzine di feriti.
Ci riprovarono  due giorni dopo, dovettero fermarsi ancora una volta, ma finalmente, due settimane dopo, con la protezione di soldati dell'esercito, riuscirono ad arrivare a Montgomery.
Poco tempo dopo il congresso americano avrebbe approvato il Voting Rights Act, la più grande vittoria del movimento dei diritti civili."

Questa è la cronaca scritta per il sito informativo Il sussidiario.net da Paolo Vites il 28 Febbraio 2015, in occasione della pubblicazione integrale in cd di "Freedom Highwhay", la registrazione  della celebrazione nella chiesa di New Nazareth di Chicago, di una messa gospel, nel 1965, alcune settimane dopo i fatti appena raccontati.

Continua Paolo Vites:
"Davanti a dei fedeli inizialmente perplessi gli Staples Singers, accompagnarono la celebrazione con musiche alquanto diverse da quelle che si sentivano normalmente in una chiesa:
Il decano del gruppo, (composto da un ensemble famigliare), Roebuck 'Pops' Staples, suonava la chitarra elettrica, il suo stile bluesy era una novità assoluta nella musica gospel, creando un magnetico contrasto con le voci spiritual e la sezione ritmica, che imprimevano un ritmo quasi funky.
Poi le voci dei figli, tra cui quella meravigliosa  dell'allora venticinquenne Mavis.
Quello che si ascoltò fu di una potenza sbalorditiva.
Oltre ai classici gospel, gli Staples Singers presentarono un pezzo scritto apposta dedicandolo ai partecipanti alla marcia: 'Freedom Highway', che Pops introdusse così:
'Grazie a quella marcia, la parola si è rivelata e una canzone è nata.
Abbiamo scritto una canzone per quei manifestanti della libertà e la dedichiamo a tutti i manifestanti della libertà':
Marciamo per la strada principale di libertà
marciamo ogni giorno
Noi cerchiamo la pace e la troveremo


   

Canzone contro la paura - Brunori sas

"Ogni volta che si suona un blues o lo si ricrea, noi lo facciamo nostro, ci mettiamo il nostro sudore e le nostre lacrime, il nostro cuore.
Siamo diventati bravi anche a prendere per mano chi ci ascolta e ad accompagnarlo attraverso questa avventura umana fatta di musica che il blues è.
Per questo non ci stanchiamo mai di suonarlo.
Quelle dodici battute sono come il pulsare del cuore.
Quelle dodici battute che si ripetono sono un pò come l'insistere di quella nota di pianoforte nella "Goccia" di Chopin, l'incedere della vita.
E noi della vita non siamo per niente stanchi: c'è quel famigerato 'bene assente', quel bisogno insaziabile di essere voluti bene completamente e incondizionatamente.
Mercy, misericordia.
La risposta a quel bisogno si chiama così.
La strada che si spalanca da quel punto di partenza che il blues è, si chiama misericordia"

Sono parole di Maurizio "Riro" Maniscalco, tratte dal suo libro "Musica, parole e storie".
Maniscalco, pesarese di nascita, milanese di educazione, newyorkese di acquisizione, si definisce, con pudore, 'un vero finto musicista'.
E' vero che il suo essere polistrumentista, compositore e interprete è un esercizio non "professionale" ( attualmente è direttore dell'Emerald Institute di New York), ma la sua vita è indubitabilmente attraversata dalla passione per il blues, per i Beatles e per Bob Dylan

"Che cos'è il rock?
Non è facile dare definizioni di un fenomeno così complesso e contraddittorio. (...)
Una cosa è certa: il rock ha avuto fin dagli inizi la capacità di farsi interprete dei sogni, delle aspirazioni e dei malesseri dei giovani. (...)
La musica e i suoni del rock possono ben esprimere una lacerazione, una drammaticità, anche una ribellione profonda che va letta con cura. (...)
C'è spesso fragilità nei versi del rock, ma è possibile riconoscere un istinto radicale per ciò che rende felice una vita umana, la quale tende inesausta a questa felicità, nonostante tutto. (...)
Ed è poi questo, il vero bisogno dell' anima: una vita che abbia senso."

Queste, invece, sono parole di Padre Antonio Spadaro, gesuita, attuale direttore di Civiltà Cattolica, studioso della cultura americana e grande appassionato di rock ( fan sfegatato di Bruce Springsteen), nella sua prefazione di un bel libro del titolo "Il vangelo secondo il rock" edito da Claudiana.

Brunori sas (Dario Brunori), è tra i cantautori della nuova generazione musicale, la cosiddetta 'indie' , quello che si avvicina in modo più convincente alla grande tradizione dei cantastorie italiani degli ultimi cinquant' anni.
Nasce a Cosenza nel 1977, laureato in Economia e Commercio, pubblica il suo primo disco nel 2009.
Non si fa trascinare dal movimento dei rapper, ma è ancorato ad una produzione pop con forti influenze nello stile compositivo, ad esempio, di un Rino Gaetano, ma molto più riflessivo.
Coadiuvato in sala d'incisione dal capace produttore e arrangiatore giapponese Taketo Gohara, le sue tourneè diventano spesso un omaggio al Teatro Canzone di Giorgio Gaber.

I testi delle canzoni non sono mai banali: i rapporti umani, la nostalgia della vita 'lenta' di provincia, un' ironica critica sull'attualità sociale, ma sempre con un fondo di ottimismo, di 'misericordia'.

Il suo brano "manifesto" è "Canzone contro la paura"
"Vedo paura ovunque da un pò di tempo, e non solo nei media o nei telegiornali.
Vedo che questo sentimento sta avendo un impatto che nella vita reale delle persone e in contesti inaspettati, quando sento determinate affermazioni, nell'intimità o incontri privati.
Questo ha messo in discussione anche una mia visione del mondo, delle persone , dell'umanità.
Ho dovuto mettere in discussione in primis me stesso.
Mi sono reso conto che tutto quello che condanno, a volte, in parte mi appartiene.
Nelle mie canzoni emerge un forte senso di denuncia, una forma di amarezza umana, non politica,
ma di empatia umana, del domandarsi : ma dove stiamo andando?  E io come mi comporto?"
Queste le parole dello stesso Brunori in un'intervista a Repubblica  nel 2017.

"Ma non ti sembra un miracolo
che in mezzo a questo dolore
e a tutto questo rumore
a volte basta una canzone
anche una stupida canzone
solo una stupida canzone
a ricordarti chi sei?"

Sono le domande eterne che il rock ( e il blues) non hanno mai dimenticato e che continuano a non nascondere. 


 

lunedì 29 giugno 2020

40 - U2

"Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Nel nostro itinerario di catechesi sulla preghiera incontriamo il Re Davide. (...)
Un tratto caratteristico presente nella vocazione di Davide è il suo animo di poeta. (...)
E' una persona sensibile, che ama la musica e il canto.
La cetra lo accompagnerà sempre: a volte per innalzare a Dio un inno di gioia, altre volte per esprimere un lamento o per confessare il proprio peccato. (...)
La preghiera nasce proprio da lì, dalla convinzione che la vita non è qualcosa che ci scivola addosso, ma un mistero stupefacente, che in noi provoca la poesia, la musica, la gratitudine oppure un lamento, la supplica.
Quando ad una persona manca quella dimensione poetica, diciamo quando manca la poesia, la sua anima zoppica. (...)."

Bisognerebbe leggerla tutta questa riflessione di Papa Francesco durante l'udienza settimanale del mercoledi del 24 Giugno 2020, nella quale ripercorre la vita di Davide tra i suoi impeti meditativi e le sue passioni carnali e violente, una grandiosa figura biblica, un esempio di redenzione in mezzo a tante contraddizioni.
Proprio come la storia di tanti protagonisti del rock

"In parole povere, credo che esista una forza amorevole e intelligente che guida l'universo.
Credo nel genio poetico di un creatore che sceglie di esprimere un potere insondabile.
La storia di Cristo ha un senso per me.
Come artista ci vedo della poesia.
La concezione secondo la quale la vastità della creazione e l'universo insondabile abbiano senso solo se associati alla vulnerabilità di un bambino che viene al mondo.
E' questo che fa di me un cristiano. (...)
La Bibbia mi sostiene, in termini di fede: sono una di quelle persone che hanno bisogno di avere punti fermi. Voglio costruire la mia casa sulla roccia, ce l'ho dentro di me.
Non leggo la Bibbia come se fosse un libro storico e non la leggo pensando: ' Beh, questo è un buon consiglio', lascio che mi parli in altri modi"

Irlandese di Dublino, figlio di madre protestante e padre cattolico, Paul Hewson, meglio conosciuto come Bono Vox, leader degli U2, in questa lunghissima e fondamentale intervista rilasciata alla rivista "Rolling Stone" nel gennaio 2006, ribadisce la sua fede cristiana e approfondisce il lato poetico del trascendente, proprio come meditava Papa Francesco.
Ma questo particolare non è il solo, c'entra ancora Re Davide ....

"Sei del mattino, 20 Agosto 1982, Windmill Lane Studios, Dublino.
Dopo una notte passata a registrare alcuni pezzi, agli U2, che stanno registrando il loro terzo album 'War' manca un tassello.(...)
Nei momenti difficili arrivano le cose migliori.
Bono gira per la stanza in cerca di ispirazione: la parte musicale sembra esserci, ma il testo no.
'Okay, facciamo un salmo', salta su Bono con la Bibbia in mano ..."

Inizia così, il capitolo della storia di una delle più famosa canzone degli U2 , nel bel libro di Andrea Morandi "The name of love".

Nel salmo 40 della Bibbia, Davide ringrazia Dio per aver liberato il suo popolo dalla schiavitù in Egitto

Qui racconta Bono:
"Il ritornello di '40', il salmo che trovai aprendo la Bibbia, quella domanda che chiedeva per quanto tempo dovessimo cantare, venne adottata dalle folle di tutto il mondo e raggiunse il culmine il giorno del Live Aid nel 1985: per tutto il giorno  anche dopo che i Queen avevano terminato la loro esibizione - la gente continuò a cantare 'How long to sing this song'
Incredibile. Amo profondamente '40', è tra i miei pezzi preferiti degli U2"

"Ho atteso con pazienza il Signore
Lui si è chinato su di me e ha ascoltato il mio grido.
Mi trasse dall'abisso
Da fango e argilla mi trasse

E canterò un canto nuovo
Fino a quando canterò questo canto?

Ho sperato ho sperato nel Signore
Ed Egli su di me si è chinato
(...)
Mi ha messo in bocca un canto nuovo
Una lode al nostro Dio

Fino a quando canterò questo canto?"

Il video che segue è di un concerto del 1983 in Germania,
è lo stesso anno di pubblicazione di '40',
gli U2 stanno sempre più diventando una band emergente del rock mondiale.
Sono ancora dei 'pischelli', il palco non ha alcun effetto speciale.
Guardatelo: alla fine quando sta per lasciare il palco , Bono si accorge che il ritornello continua ad essere cantato dalla immensa platea raccolta nello spiazzo.
Lui, si meraviglia, e ritorna sul palco.

How long to sing this song?


  


venerdì 26 giugno 2020

Dotti, medici e sapienti - Edoardo Bennato

da "Le avventure di Pinocchio"  di Carlo Collodi
Cap. Sedicesimo: 
'La bella Bambina dai capelli turchini fa raccogliere il burattino, lo mette a letto e chiama tre medici per sapere se sia vivo o sia morto'

" (...) A questo invito, il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso a Pinocchio, poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand'ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole:
- A mio credere il burattino è bell'e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!
Mi dispiace - disse la Civetta - di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega : per me il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero.
- E lei non dice nulla? - domandò la Fata al Grillo parlante 
- Io dico che il medico prudente, quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare è quella di stare zitto"

Come al solito, il racconto di Pinocchio, nello svolgersi dell'azione, rimanda a situazioni, davanti alle quali il lettore attento prova a confrontarsi con la realtà che vive. 

Infatti ......
" Un elemento distorcente che è emerso con particolare virulenza durante la crisi pandemica ultima, è dato dall'effetto della politicizzazione del dibattito scientifico.
La politica, per molti, troppi ricercatori, costituisce un'attrattiva difficilmente resistibile (...)
Sono tanti gli scienziati che cadono nella trappola e nell'adulazione: a questo punto, però, la loro parola agli occhi del pubblico, diviene di parte e il dibattito scientifico risente immediatamente della polarizzazione politica, producendo per reazione ipotesi estreme, certezze assolute, figure barbine, salite di eroi e cadute di ex - star"

Parole del prof. Enrico Bucci, 'adiunct professor' presso la Temple University di Philadelphia, dalle pagine de "Il Foglio" di lunedì 22 Giugno 2020

Edoardo Bennato, nella sua carriera ha inanellato una serie di record: è stato il primo cantautore italiano a realizzare dei concept album, basandosi su fiabe famose, attualizzandole da par suo.
Nel 1977, sconvolge il mondo musicale italiano pubblicando "Burattino senza fili" rileggendo in chiave rock "le avventure di Pinocchio"
Nel 1980, mentre i fans attendevano il nuovo disco esce con "Uffà uffà" una specie di cabaret di puro 'non sense', ma dopo appena due settimane, tra la sorpresa generale sforna "Sono solo canzonette" basato sul racconto di Peter Pan .

Aggiungiamo che, dopo appena qualche settimana dal concerto di Bob Marley nello stadio milanese di SanSiro, primo cantautore italiano in assoluto, il 2 Luglio 1980, riempie lo stesso stadio all'inverosimile ( 80.000 sono i convenuti) durante la sua tourneè estiva di concerti.

Se "Sono solo canzonette" sarà la conferma dello stato di grazia creativo, nelle musiche e soprattutto nei testi arguti e ironici, tre anni prima con il suo Pinocchio, il blues man napoletano dà sfogo a tutto la sua voglia di stupire pubblico e critica, imbastendo un 'musical' in cui oltre ai brani classicamente rock blues, compare il twist e un altro grande amore di Bennato : il melodramma di stampo rossiniano.
Accompagnato, quindi dalla grande orchestra, Edo non si fa sfuggire, l'episodio dei medici al capezzale del burattino:
"In "Dotti, medici e sapienti, canto l'arroganza, la stupidità e l'arroganza dei cosidetti 'esperti', che non si rendono conto che le indicazioni e i rimedi che propongono sono vanificati dai conflitti generazionali"
Così, Bennato, commenta il brano in questione nel libretto che accompagna l'uscita della nuova registrazione dell'album nel 2017.

Certamente se lo spunto di questo post ci è dato dall'effettiva confusione di pareri dei medici, sui media, durante la drammatica pandemia che ha attraversato il pianeta, è innegabile che il tema della comunicazione scientifica rimane universale e ciclica nella storia dell' uomo.




giovedì 25 giugno 2020

Gotta serve somebody - Bob Dylan

da "Le lettere di Berlicche"  di C.S.Lewis

"Mio caro Malacoda (...)
gli esseri umani sono anfibi  mezzo spirito e mezzo animale (...)
Per decidere quale sia il miglior uso che ne puoi fare, devi chiederti qual è l'uso che desidera farne il Nemico, e poi agire all'opposto.
Ora, può essere per te una sorpresa venire a sapere che nei suoi sforzi di impossessarsi per sempre di un'anima, Egli si basa sulle depressioni ancor più che sulle elevazioni.
Alcuni dei suoi speciali favoriti sono passati attraverso depressioni più lunghe e più profonde di qualunque altro.
La ragione è questa: per noi un essere umano è inanzi tutto cibo; nostro scopo è l'assorbimento della sua volontà nella nostra, l'aumento a sue spese della nostra area di egoismo.
Ma l'obbedienza che il Nemico chiede all'uomo è cosa del tutto diversa.
Bisogna guardare in faccia al fatto che tutto quel parlare intorno al suo Amore per gli uomini, e intorno al Suo servizio come perfetta libertà, non è ( come si vorrebbe allegramente credere) pura propaganda, ma una terribile verità.
Egli vuole riempire l'universo di una quantità di nauseanti piccole imitazioni di Se stesso, non perchè Egli li assorbirà, ma perchè le loro volontà si conformeranno liberamente alla Sua. (...)
Egli non può rapire, può solo corteggiare.
Infatti ha l'ignobile idea di mangiare la torta e insieme conservarla;
le creature devono essere una sola cosa con Lui, ma intanto devono rimanere se stesse."

E' un altro brano molto arguto tratto dall' immaginario epistolario tra il diavolo Berlicche e suo nipote Malacoda, 'diavolo custode', su come rubare l'anima agli umani, tentando di ostacolare il Nemico nella sua opera. 
Questo 'diario diabolico' di formazione, scritto da C.S. Lewis, uno dei più importanti scrittori inglesi cattolici del '900, insieme a Tolkien e Chesterton, venne pubblicato nel 1947.

Solo sei anni prima, in America, a Duluth, nasceva uno dei personaggi più importanti nella storia del rock e della poesia moderna intera: Robert Allen Zimmerman in arte Bob Dylan.

Icona musicale per più generazioni, dapprima semplice menestrello folk, poi attento cronista delle contraddizioni della società americana e dello scontro tra il formalismo ingessato uscito dalla seconda guerra mondiale e l'ansia di nuove risposte nel quotidiano, sempre filtrate da citazioni bibliche, espressione della sua cultura ebrea.

Ma, alla fine degli anni '70, sorprende fans e critica, realizzando un album esplicitamente ispirato alla religione cristiana e alla figura del Messia.
"Avvertii una presenza nella stanza e non avrebbe potuto trattarsi di nessun altro se non di Gesù.
Mi sentii rinascere.
Gesù pose la sua mano su di me, fu una cosa fisica: sentii la Sua mano e il mio corpo cominciò a tremare, la gloria del Signore mi abbattè e poi mi aiutò a rialzarmi"
Era il novembre 1979 e Bob Dylan annunciava la sua appartenenza alla Chiesa Evangelica Pentecostale americana:  la Vineyard Fellowship

E, giusto per non essere equivocato, affermava:
" Cristo non è una religione. Lui è la via, la verità, la vita.
Vi dissi ' i tempi stanno per cambiare' e così è stato.
Vi dissi che ' la risposta era nel vento' e così è stato.
Ora vi sto dicendo che Gesù sta per tornare, e così sarà!"

L'infatuazione per la conversione è così forte, che i suoi concerti diventano dei sermoni itineranti, dove il pubblico presente viene coinvolto in maniera spiazzante, tanto da suscitare dissensi e incomprensioni.
Negli anni successivi, già a metà degli '80, la carica predicatoria si attenua di molto e Dylan ritorna su posizioni più laicamente poetiche, non perdendo mai 'l' imprinting' della Chiesa a cui aveva aderito così entusiasticamente.
Sforna album di una intensità letteraria impressionante, con la sua voce sempre più "informe", vince il Nobel per la letteratura, addirittura recupera, a modo suo il songbook di Frank Sinatra, ma sostanzialmente, rimane il suo giudizio millenaristico sulla storia dei giorni attuali.

Sorprendentemente nel 2000, a Bologna, canta davanti a un Giovanni Paolo II attentissimo, la sua canzone più famosa: "Blowin in the wind"

Parlando della pandemia del nuovo coronavirus, ha recentemente affermato:
" Credo sia l'anticipazione di qualche altra cosa.
L'estrema arroganza può avere punizioni esemplari, forse siamo alla vigilia della distruzione.
penso che l'unica cosa da fare sia lasciargli compiere il suo percorso"

Ma tornando al primo sorprendente capitolo della sua nuova strada esistenziale:
1979, l'album " Slow train coming". Uno dei suoi più grandi successi popolari.
Grande musica discendente diretta del gospel e dello spiritual, ben orchestrata dalla regia sapiente del leader di un complesso, in quegli anni emergente, Mark Knopfler dei Dire Straits.

Apertura per "Gotta serve somebody", un grande blues che riecheggia il tema proposto dalle lettere di Berlicche: l'eterno duello dell'uomo tra Dio e Satana:

" Puoi essere un muratore che tira su una casa
Puoi vivere in una lussuosa residenza o sotto un ponte
Puoi possedere delle armi o perfino dei carrarmati
Può piacerti mangiare caviale o mangiar pane
Puoi dormire per terra o su di un letto a doppia piazza

Ma devi servire qualcuno, proprio così
Devi servire qualcuno
Può essere il Demonio o può essere il Signore
Ma devi servire qualcuno" 








        
  

mercoledì 24 giugno 2020

Arrivano i buoni - Edoardo Bennato

da "Figaro"  11 Giugno 2020
"L'immagine di George Floyd metodicamente asfissiato da un poliziotto di Minneapolis ha fatto il giro del mondo ed è insostenibile: (...) la questione nera resta la grande tragedia della storia americana. (...)
L'emozione deve ispirare la riflessione, ma non può esonerare dal sapere.
Nella maggior parte delle università del vecchio Continente, studiare la propria storia, la propria cultura d'origine significa accusarla, decostruirla perchè da lì verrebbero tutti i mali: schiavismo, colonialismo, sessismo, omotransfobia.
Combattere l'egemonia occidentale all'interno dello stesso Occidente, al di là della rivolta contro le violenze della polizia, ecco qual'è l'obiettivo del nuovo antirazzismo. (...)
L'antirazzismo non è più difesa dell'eguale dignità delle persone, ma una ideologia, una visione del mondo."

Così, il filosofo francese e gran polemista Alain Finkielkraut, commentando l'ondata di proteste e rivendicazioni ( con annessi abbattimenti di statue e simboli di politici e uomini illustri europei, con la sola colpa di avere vissuto la cultura del loro tempo, che ha investito anche la Francia, come il resto d'Europa, dopo le barbare e irresponsabili uccisioni negli Stati Uniti, da parte di poliziotti bianchi a uomini di colore.

Massimo Teodori, laicissimo americanista, sul suo blog scrive:
"Dopo gli attacchi alle statue di personaggi famosi, possiamo aspettarci che la furia dei fondamentalisti tra i 'Black Lives Matter' si indirizzi a distruggere con il tritolo le facce di Washington, Jefferson, Lincoln e Teodore Roosvelt scolpite nella roccia del Monte Rushmore in Oklahoma,laddove sorgevano le Black Hills sacre per i nativi indiani.
I quattro famosi presidenti, simbolo della nascita, crescita, sviluppo e conservazione degli Stati Uniti, possono essere accusati di razzismo da chi è ispirato da approssimativi sentimenti anti-storici, che nulla hanno da invidiare agli islamisti che distrussero le millenarie statue di Budda e abbatterono gli straordinari reperti storici dell'antichità romana nel Nord Africa.
La tracotanza di chi ritiene di incarnare 'il bene' che comincia oggi per distruggere 'il male' del passato, si sa dove inizia ma non dove va a finire. (...)
C'è da chiedersi che cosa vogliono fare i talebani antirazzisti.
Tabula rasa?
Reinventare la storia?
Moralizzare e ideologizzare proiettando il politicamente corretto d'oggi sullo storicamente scorretto di ieri?"

Parole forti, per una situazione preoccupante, che mina la nostra capacità critica di capire la Storia e i suoi accadimenti attraverso i protagonisti, nei secoli.

Edoardo Bennato, è napoletano verace, ma cresciuto col suono "americano" dei juke box che nei vicoli diffondevano negli anni '50 il rock'n roll di Chuck Berry e il blues di Bo Diddley; dopo il diploma di liceo artistico , lascia l'Italia e nella Underground londinese si arma di chitarra, kazoo, armonica a tracolla e tamburello a pedale e vive un'esperienza da 'cantante di strada'. Era il 1965

Tornato in patria, pochi mesi dopo, mentre si iscrive alla facoltà di ingegneria al Politecnico di Milano, dopo un'esperienza alla RCA, viene accolto dalla 'factory' di Lucio Battisti e Mogol, insieme alla (non ancora) Premiata Forneria Marconi, Formula Tre, Bruno Lauzi, Adriano Pappalardo ed altri persi poi per strada.
Si fa le ossa come autore e ( a suo dire) influenza  con la sua passione per i classici del blues , la produzione meno 'popolare' del genio di Poggio Bustone.
Poi, un primo 33 alla 'Elton John', ma già alla sua seconda uscita, "I buoni e i cattivi", (1974), si impone come uno dei pochissimi cantautori italiani considerati eredi dei 'bluesman' afroamericani, anche se fortemente debitori della tradizione popolare napoletana e addirittura orchestrale del melodramma italiano.

Edo, si fa notare, inoltre, per i suoi testi intelligentemente sarcastici, satira feroce della società e dei meccanismi del potere, spesso mandando in estasi il pubblico della sinistra militante che però non si accorge che la critica e il 'messaggio' di Bennato, essenzialmente anarchico, va oltre gli schemi dettati dal conformismo e dall'egemonia dei comitati politici.

Scrive Francesco Donadio, nel suo libro - biografia 'Edoardo Bennato, venderò la mia rabbia':
" 'Arrivano i buoni' è uno dei pezzi- chiave e anche il meno capito da tutti. Anche qui, Bennato fa del punk- cabaret, avviando i procedimenti in solitario con chitarra, tamburello e con l'aiuto dell'irridente kazoo. E' incredibile che all'uscita del disco non venga compreso chi è stavolta nel mirino, perchè a rileggere il testo è molto chiaro (...)
E' un Bennato che ha fatto tesoro del periodo passato a suonare nelle varie situazioni politiche della sinistra giovanile, e praticamente quello che fa è ..... prendere in giro il suo pubblico, quelli che sono convinti di essere i buoni e con l'avvento della loro ideologia, potrà finalmente cominciare una nuova era più giusta, per tutti.
Senonchè, Edoardo, denuncia il pericolo insito in questa certezza: 
i pericoli del terrorismo, con l'arrivo sulla scena delle Brigate Rosse e di altri gruppi paramilitari, diventeranno una realtà quotidiana per tutti gli italiani.
Lo sbeffeggiamento di Edoardo con il kazoo intona prima Faccetta nera e poi l'Internazionale.
Come dire: voi e i fascisti siete, in fondo, la stessa cosa."

Lo stesso Bennato, in una intervista di quegli anni afferma:
"Non mi pace attaccare crudelmente nessuno, perchè, chi sono io per farlo?
In ogni persona c'è una parte buona e una cattiva, per cui come faccio a essere sicuro in assoluto delle mie buone intenzioni?
Per me non esistono, su mille persone cinquecento buoni e cinquecento cattivi, ma mille persone buone e cattive nello stesso tempo."

Da anni, forse da decenni, purtroppo, Edoardo Bennato, non ne azzecca più una, ma il suo decennio 1970 - 1980, rimane ciò che di più creativo e  spiazzante si è prodotto nella storia del cantautorato italiano



La sua figura - Giuni Russo & Franco Battiato

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