giovedì 30 luglio 2020

Bridge over troubled water - Simon and Garfunkel

" (...) Mi ha molto colpito l'intervento di Papa Francesco al 'Premio Carlo Magno': dopo aver evidenziato l'incremento, l'assimilazione e la pratica quotidiana della 'cultura del dialogo', come la strada maestra per la coesistenza pacifica degli uomini - e, al tempo stesso, per una graduale, ma decisa dispersione delle reciproche paure - ha sottolineato la necessità di introdurre l'arte del dialogo a tutti i livelli di educazione. (...)
Oggi abbiamo a disposizione grandi 'zone di comfort' elettroniche per proteggerci dagli incontri col semplice espediente di eliminare 'l'alterità degli altri' dalla nostra vista, dal nostro udito, dalla nostra preoccupazione.
Ma una comodità del genere resta irraggiungibile dal mondo 'disconnesso', ovvero in quello reale: nel quartiere, per le strade, sul luogo di lavoro, nelle scuole frequentate dai nostri figli.
La realtà dell'altro, col rischio costante che comporta dell'incontro, dell'attaccare bottone, della conversazione e dell'interazione, non può essere eliminata elettronicamente, neppure sospesa.
Bisogna metterla in conto. (...)
(Ma) gli 'incontri sbagliati' quando inaspettatamente assurgono al livello di veri incontri, ci sollecitano a usare l'arte del dialogo (...) e ci fanno correre il rischio di mettere in pratica questo dialogo, liberamente e da vicino (...)
Oggi, come anticipato da don Giussani, sta guadagnando terreno la tendenza a sostituire il convenzionale 'cogito ergo sum' di Cartesio, con qualcosa che si stacca chiaramente dall'egocentrismo cartesiano.
Qualcosa che diventa sempre più simile al 'tu sei, perciò io sono' "

Parole di Zygmunt Bauman, in un'intervista del 2016, rilasciata al mensile internazionale "Tracce", un anno prima della sua morte.
Bauman, è stato tra i più importanti sociologi contemporanei.
E' autore di diversi saggi dedicati alla modernità, la globalizzazione, il consumismo e a tutte le incertezze di una società che in una sua felice formula, considerava 'liquida'.

27 Novembre 1969:
durante il loro concerto al Carnegie Hall, un teatro di New York City, Simon e Garfunkel, sciorinando le loro canzoni di repertorio, ormai straconosciute dal pubblico americano e mondiale, presentano a sorpresa un loro nuovo brano, che verrà pubblicato soltanto qualche mese più tardi.
Parte l'intro pianistica ed ecco alzarsi nel silenzio meravigliato della platea il canto solitario di Art Garfunkel : è 'la prima volta' in pubblico di "Bridge over the troubled water".

Negli anni, Garfunkel, ammetterà che aveva insistito con Simon, affinchè la cantasse anche lui, ma come tutti i geni dell'arte, Simon, autore di tutte le musiche e i testi del duo, si ritrasse, anche su disco, forse rimpiangendo la scelta, per lasciare spazio alla voce cristallina di Art. 

"Sono fermamente convinto che Paul Simon sia uno dei più grandi compositori di sempre.
Amo tutta la bella musica, ma riconosco soprattutto la purezza della melodia.
Sono un cantante e chi canta è direttamente in contatto con il cielo ..... la famosa spiritualità del cantante."
Così, Garfunkel, si esprime in una intervista del 2006, rilasciata ad Eleonora Bagarotti, e contenuta nel libro della stessa Bagarotti "Simon & Garfunkel. Un ponte su acque agitate".
Nel quale ci sono anche dichiarazioni di Paul Simon, nel 2008::
"In verità, quando mi chiedono come faccio a scrivere le mie canzoni, rispondo sinceramente 'non lo so'. Lo stesso per 'Bridge', alla fine mi sono detto 'Hmmmm, questo pezzo è migliore di quelli che scrivi di solito. Ho subito avuto la sensazione di aver fatto qualcosa di molto buono.
La verità è che certe canzoni mi sono venute come si prende la febbre e tutt'ora non so come."
Ironico e modesto, il personaggio è questo.

Eleonora Bagarotti, inoltre introduce così il classico di Simon:
"In Bridge over the troubled waters, (...) c'è un essere solitario ed errante alle prese con l'osservazione del mondo e dei propri sentimenti.
L'incontro con l'ignoto. la disillusione, il movimento in avanti.
C'è la capacità di spostarsi verso altre culture, di attingere ad esse, di imparare, di ospitarle, di abbracciarle senza mai disconoscerle. (...)
C'è eleganza. C'è impeto, C'è rivoluzione, ecco."

"Quando sei stanca
e ti senti piccola.
Quando le lacrime sono nei tuoi occhi,
le asciugherò tutte.
Io sono al tuo fianco quando i tempi diventano duri e non riesci a trovare i tuoi amici.
Come un ponte sopra acque agitate, io mi stenderò.

Quando sei triste e assente
Quando ti trovi per strada
Quando la sera arriva così duramente,
io ti consolerò,
io prenderò le tue parti.
Quando viene l'oscurità e il dolore è tutt'intorno
Come un ponte sopra acque agitate mi stenderò"

Insomma, è l'incontro d cui parlava Bauman, che sia con la persona amata o con l'estraneo, che sia all'interno della propria casa o in strade aperte, che sia in un'amicizia o in rapporto al trascendente.
E' un messaggio universale.
Vi diamo una notizia: il rock, il buon rock è cattolico!

Ps: la versione che ascoltate è proprio quella di quel 27 novembre 1969




 

mercoledì 29 luglio 2020

Il vecchio e il bambino - Francesco Guccini

"Cari giovani, ciascuno di questi anziani è vostro nonno!
Non lasciateli soli! Usate la fantasia dell'amore. (...)
I bambini non crescono nell'amore se non imparano a comunicare con i loro nonni.
Loro sono la vostre radici. Un albero staccato dalle radici non cresce, non dà fiori e frutti.
Per questo è importante l'unione e il collegamento con le vostre radici:
quello che l'albero ha di sotterrato, dice un poeta della mia patria."

Dalla sua "Finestra dell'Angelus" che si affaccia su Piazza S. Pietro, papa Francesco il 26 Luglio 2020, festa di S.Anna, nonna materna di Gesù, lancia il suo messaggio ai più giovani.
Esattamente sette anni prima, il 26 Luglio 2017, durante la Giornata Mondiale della Gioventù in Brasile,
Papa Francesco sosteneva questo stesso appello per rafforzare il dialogo tra le generazioni:

"Se i giovani sono chiamati ad aprire nuove porte, gli anziani hanno le chiavi.
Non c'è avvenire senza questo incontro, tra anziani e giovani; non c'è crescita senza radici, non c'è fioritura senza germogli.
Mai profezia senza memoria, mai memoria senza profezia. (...)
I nonni sognano quando i nipoti vanno avanti, e i nipoti hanno coraggio quando prendono le radici dai nonni".

Insomma : radici e sogni.
Dice il Papa, non può esserci l'uno senza l'altro, perchè l'uno è per l'altro.

E, stranamente, è proprio all' interno di un album intitolato "Radici" che , nel 1972, Francesco Guccini inserisce, concludendolo, "Il vecchio e il bambino"
"Non è una canzone di stampo ecologista, come molti hanno creduto, ma fa parte di una serie di canzoni d'impostazione post- atomica.
Il vecchio racconta un panorama che che non esiste più ad un bambino che non capisce, perchè non sa che una volta c'erano gli alberi, i fiori, i frutti.
Il bimbo crede si tratti di una favola e chiede al vecchio di raccontare ancora questa bella storia, piena di cose che lui non ha mai visto."

E' proprio il cantautore emiliano che puntualizza la genesi della canzone, con una semplicità disarmante.

Il vecchio racconta le sue radici, le racconta come un sogno, affinchè il bambino entusiasta del racconto chieda al vecchio di raccontare ancora, di fargli ancora compagnia, come per formarsi una coscienza che lo faccia guardare avanti.
Nessuna sovrastruttura intellettuale; ecco la forza poetica di Guccini, derivata anche da memorie di vita vissuta, che all'alba dei suoi 80 anni, ha narrato in diverse interviste:
 "(...) Ricordo quando andavamo a trovare i nonni, che parlavano solo il dialetto emiliano. (...)
A Modena, noi tre poveri Guccini, eravamo regolarmente 'salvati' dai nonni che scendevano a valle con un camioncino pieno di meraviglie: la legna per l'inverno, un sacco di farina, una damigiana di vino, una coppa , un prosciutto, della farina di castagne.
La nonna era depositaria di un grande patrimonio di canti popolari: fino agli anni '60 continuava ad esistere la civiltà contadina, la 'cultura parallela' come la definiva Gramsci.
Non era inferiore, era diversa.
Oggi è stata distrutta.
Ricordo mia nonna invitarmi: 'prudenza!'. Che non era:'stai lontano dai pericoli', era: rispetta il prossimo.
Ecco, oggi non c'è più prudenza, non c'è più gentilezza"

"Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio, con voce sognante
mi piaccion le fiabe,
raccontane altre"






 
  

martedì 28 luglio 2020

Yesterday, when i was young - Willie Nelson

da " L'arte di essere fragili" di Alessandro D'Avenia

"In uno dei capitoli della Bibbia che amo di più, ho trovato un malinconico realismo, fatto di oggetti e personaggi quotidiani, che mai si trasforma in disperazione.
Il dodicesimo capitolo di Qoèlet è il culmine dell'amara constatazione che percorre l'intero libro: tutto è vanità, eppure il senso del limite non è sconfitta ma apertura:
'Ricordati del tuo creatore
nei giorni della tua giovinezza
prima che vengano i giorni tristi
e giungano gli anni di cui dovrai dire:
Non ci provo alcun gusto (...)
e ritorni la polvere alla terra, com'era prima,
e il soffio vitale torni a Dio che lo ha dato
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
e tutto è vanità''
Tutto è destinato a finire, questa è l'essenziale fragilità del mondo.
Qualche gioia si coglie nell'età giovanile, poi, inesorabilmente tutto torna alla polvere.
Per Qoèlet, solo Dio è garante dell'infinito, egli ha tratto dal nulla tutte le cose, conferendo loro l'infinita nostalgia di Lui e non del Nulla: ricordandosi del Creatore, la festa della giovinezza non finisce"

E' un brano dall'immaginario colloquio con Giacomo Leopardi su cui Alessandro D'Avenia costruisce tutta la trama del suo libro, dal sottotitolo " Come Leopardi può salvarti la vita".

Willie Nelson è uno dei più longevi country singer che hanno calcato le scene spettacolari americane.
Gli anni della sua vita, ormai, si avvicinano ai novanta e a giudicare dall'enorme attività discografica, sembra in perfetta forma. e nonostante la pubblicazione di ben più di 150 album, tra inediti, cover e raccolte, a partire dall'anno di grazia 1962, la sua voce è ancora sicura e cristallina, e la classe dei suoi arrangiamenti non ha perso smalto, anzi, pare che la leggerezza con la quale propone le sua interpretazioni sia addirittura aumentata.
La capacità di partire dalla tradizione country passando disinvoltamente al jazz, al pop, allo swing, al blues, al rock, al gospel, al folk, attraversando tutto il songbook a stelle e strisce, ne fa un monumento e un maestro per i colleghi più giovani.

Dal 2008, Nelson, si sta avvalendo della collaborazione di un musicista e produttore, Buddy Cannon, anche lui, non proprio di primo pelo ( è ultra settantenne), che l'ha aiutato a realizzare album, nei quali, tra cover e brani originali, riesce a raccontare la vita nella sua stagione estrema, con onestà e con uno sguardo amorevole all'esistenza e le sue contraddizioni.
Nel 2017, Nelson canta: 
"Ho detto una grande bugia Signore
e poi me ne sono dimenticato
Pensavo di essere un messia
e credimi, non lo sono davvero.
Pensavo di essere nel giusto
e mi sbagliavo di grosso".

E nel 2018:
"Sta diventando difficile vedere i miei fratelli andarsene.
Ferisce come la lama di un coltello arrugginito.
Una cosa ho imparato correndo sulla strada :
'per sempre' è un concetto che non si applica alla vita.
Ho ancora un pò di buoni amici rimasti,
mi chiedo chi sarà il prossimo"

Ma, pur in una preghiera gioiosa e ricca di gratitudine alla bellezza, il pensiero della fine della strada terrena è rivolto verso la propria condizione di vecchiaia.
Forse non è un caso che a concludere, nel suo album del 2020, sia una sua rilettura di un brano di Charles Aznavour, degli anni '60: "Hier encore"; una struggente invocazione alla giovinezza lontana, occasione per tirare le somme di una vita intensamente vissuta:

"Ieri, quando ero giovane
il gusto della vita era dolce come pioggia sulla mia lingua
Ho preso in giro la vita come fosse un gioco stupido
il modo  in cui la brezza della sera, prende in giro una fiamma di candela
I mille sogni che facevo,
le splendide cose che ho programmato,
le ho costruite deboli sopra la sabbia.
Ieri, quando ero giovane,
c'erano tante canzoni che aspettavano di essere cantate.
Tanti piaceri selvatici, io li serbavo in me.
Ma tanto dolore ai miei occhi abbagliati non ho voluto vedere.
Ho corso veloce, ho esaurito la mia gioventù:
Ora ci sono tante canzoni da cantare che non saranno mai cantate,
perchè mi sento il sapore amaro delle lacrime sulla mia lingua.
E il tempo è giunto per me di pagare per ieri,
quando ero giovane"

C'è un arrendersi ai rimpianti di una vita, come se non ci fosse la possibilità ultima di una misericordia, un perdono, che però, nella versione originale francese di Aznavour ( lui cristiano, di origini armene) si intravede :

"E ora sono perduto senza sapere dove andare
il cuore è a terra,
ma gli occhi cercano il cielo" 



lunedì 27 luglio 2020

Canzone degli occhi e del cuore - Claudio Chieffo

da "Il brillìo degli occhi" di Julian Carron

"Come è decisivo renderci conto che la nostra libertà non è una complicazione, ma un dono.
La libertà è dunque implicata in quella interpretazione dei segni che ci permette di raggiungere con piena ragionevolezza la certezza che di un altro mi posso fidare.
E' per questa fiducia che Pietro ha fatto sue le parole che aveva sentito dire da Gesù. 
La fede non è un lanciarsi nel baratro, non è un atto compiuto senza alcuna ragionevolezza. (...)
La fede è il riconoscimento di un 'qualcosa'- la presenza del divino nell'umano - che va oltre la capacità di presa della ragione, che la ragione da sola non potrebbe definire; eppure è un riconoscimento pienamente ragionevole, che spiega quello che ho davanti agli occhi, l'esperienza che faccio.
C'è, osserva Balthasar, 'un'intima connessione tra fede ed esperienza del compimento':
'Avere la sincerità di riconoscere, la semplicità di accettare e l'affezione di attaccarsi a una tale Presenza, questa è la fede.
Sincerità e semplicità sono parole analoghe.
Essere semplici vuol dire guardare una cosa in faccia, senza introdurre fattori estranei dall'esterno.
(...) Bisogna (...) guardare il fatto, l'avvenimento con semplicità (...) per quel che dice, per quello che comunica alla ragione, al cuore.(...)'

Rimane scolpito nella nostra memoria il modo in cui Giussani ne parlò davanti al Papa, in Piazza San Pietro, nel 1998:
"E' una semplicità del cuore che mi faceva sentire e riconoscere come eccezionale Cristo, con quella immediatezza certa , come avviene per l'evidenza inattaccabile e indistruttibile di fattori e momenti della realtà, che, entrati nell'orizzonte della nostra persona, colpiscono fino al cuore"

E' un altro intenso brano, tratto dal recente libro - pamphlet del presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, don Julian Carron, che dopo il 'tempo vertiginoso' che ha rimesso in discussione le sicurezze che sembravano naturalmente acquisite dall' intera società, ricentra per gli amici del movimento di cui è responsabile, e per chi ha cura della propria umanità, ciò "che rende affascinante l'incontro con una comunità cristiana viva".

Un incontro che Claudio Chieffo, in Paradiso dal 2007, ha vissuto a pieni polmoni, e del quale le sue canzoni sono tangibile testimonianza:
"L'amicizia, nell'ispirazione della mia musica è molto importante; cioè un atteggiamento di amicizia, ripensando ad ognuna delle cento e più canzoni che ho composto, anche con fatica.
In ognuna c'è il volto di un amico, perchè ognuna di queste canzoni nasce da un atteggiamento molto bello: che non si finisce mai di imparare, è l'atteggiamento della condivisione, che vuol dire stare con un briciolo di fede accanto ad un'altra persona, in qualunque situazione, magari quando si è innamorati.
Oppure di fronte al proprio figlio, oppure partecipando al dolore in una tragedia che è accaduta e che coinvolge tutta una nazione.
Molte mie canzoni sono dedicate a popoli interi"

Così, Chieffo, rispondeva così alle domande di un'intervista che realizzai, in una nebbiosa giornata milanese del gennaio 2002, prima di un suo concerto al P.I.M.E, all'interno di una manifestazione dal titolo" Cantare con un perchè"
"Se un cuore è sincero, può tentare di esprimere come vuole la grandezza di quel Mistero che ha incontrato.
A me è capitato di esprimerlo così: io vedo la piccolezza delle mie canzoni, ma ne sono infinitamente grato. Come uno che vede i suoi suoi figli e, se non è scemo, vede i loro difetti, però è la cosa più grande che ha avuto e li ama come il dono più grande che ha ricevuto.
Ecco, così succede anche con le canzoni."

1982: "La canzone degli occhi e del cuore", è forse la migliore sintesi musicale, di ciò che è scritto nella quarta di copertina del citato libro di Carron:
"La testimonianza di una fede che entra nell'esperienza presente, generando una conoscenza e una affezione nuove, una fede capace di valorizzare tutto ciò che di vero, di bello e buono incontra lungo la strada"


    

domenica 26 luglio 2020

Joshua fit the battle - Elvis Presley

"... la lacca .... vedi?, ..... sono un uomo adulto che usa la lacca.
E poi, questa tinta nera per i capelli , e ho anche quattro diverse creme per il viso.
E questa, sai cos'è?
Pomata per le emorroidi. Dicono che ti sgonfia le borse sotto gli occhi.
Poi mi metto questi anelli e mi butto addosso il resto, e così divento una cosa, divento un oggetto, capisci?
Non sono diverso da una Coca Cola.
La differenza tra me e te, Jerry, è che quando tu entri in una stanza, tutti vedono Jerry, vero?
Ma quando in una stanza arrivo io, a tutti viene in mente il primo bacio dato con uno dei miei pezzi in sottofondo o magari ripensano a quella volta che la fidanzata li ha lasciati dopo che aveva visto 'Blue Hawaii'
Ma non vedono mai me!
Non vedono mai il ragazzino di Memphis nel Teenesse.
Lui è sepolto, Jerry, l'hanno sepolto così in fondo, sotto l'oro, i gioielli e i soldi; i flash dei fotografi e il trucco di scena, le urla dei fans.
E nemmeno io non mi ricordo più di lui, ormai"

E' un passaggio fondamentale di una scena da "Elvis & Nixon", film del 2016, interpretato da Michel Shannon e Kevin Spacey, che tra fiction e cronaca storica, narra la preparazione e l'avvenuto incontro tra il Presidente americano e il Re del rockn'roll, nel 1970, incontro che all'epoca fece un certo scalpore.

Il film, racconta, con occhio disincantato, la paranoia patriottica accompagnata da un certo ego personale di Presley, nella decisione di incontrare Nixon a tutti i costi per chiedere di diventare 'agente segreto aggiunto(?) in incognito', per poter servire gli Stati Uniti, per combattere il dilagante uso delle droghe tra i giovani e nella difesa contro il comunismo che si annidava negli ambienti del (nuovo) rock, con un occhio particolare agli emergenti Beatles, che proprio a lui avevano fatto visita, omaggiandolo come un dio, qualche anno prima.

E' il racconto anche di una persona, ormai 'monumento mediatico', come svela bene il passaggio citato, fragile umanamente e dalla personalità complessa.
Purtroppo, il peso della celebrità e della macchina del businness di Las Vegas, lo porterà in poco tempo a patire una depressione bulimica.
Ormai, caricatura del grande artista carismatico che fu agli inizi di carriera, morì ad appena 42 anni, nel 1977, per un infarto, nella sua residenza principesca, Graceland.

Ma vogliamo ricordarlo, ragazzino a Memphis, che entra in quei negozi che davano direttamente sulla strada, che trasformati in studi di registrazione un pò raffazzonati, erano il luogo dove i giovani americani a metà degli anni'50, cercavano nella musica la strada del riscatto personale e della celebrità.
Lui entra, e parte con una interpretazione di standard gospel, lui bianco, da far accapponare la pelle ai tecnici presenti.
E' il 1954, è la data d'inizio dell'epoca del rock'n'roll.

Ma quel ragazzone, che sprigionava una carica erotica da tutti i pori, esaltata da quel movimento 'pelvico' così trasgressivo, era cresciuto musicalmente con il country e la musica religiosa, il gospel.

"Io conosco, praticamente, ogni canzone religiosa che sia stata scritta", soleva affermare.
Ed è proprio così: il suo catalogo di gospel è effettivamente sterminato, pur non essendo molto frequentato dal pubblico che lo seguiva.
Per tutto il decennio degli anni '60, alternava le sue hit più scatenate con il repertorio religioso, spesso affiancato dal gruppo, interamente 'bianco',dei Jordanaires', dando, sempre nel solco di quella tradizione musicale, un impeto e una brillantezza decisamente 'rock'.

"Jousha fit the battle" è una registrazione del 1960.
E' uno spiritual del XIX secolo, composta dagli schiavi africani che rimanda all'episodio biblico, raccontato nel Libro di Giosuè, della battaglia di Gerico, combattuta dagli israeliti nel corso della conquista di Canaan .
Le mura di Gerico caddero  dopo che gli israeliti marciarono una volta per sei giorni in giro per la città, e per sette volte, il settimo giorno, quindi suonavano le loro trombe.
Il testo del brano è nient'altro che la cronaca dell'episodio biblico.

E la voce di Elvis, fa il resto.


  

mercoledì 22 luglio 2020

Nessuno vuole essere Robin - Cesare Cremonini

" (...) Ogni uomo per sua natura aspira ad essere protagonista, non l'uomo astratto, ciascuno di noi, tutti sentiamo il desiderio che la nostra vita lasci un segno, che dia un contributo originale, che sia il nostro e solo il nostro.
E' insopportabile l'idea che la nostra vita passi senza generare nulla, che il tempo scorra senza essere vissuto fino in fondo.
E' insopportabile.
Soprattutto ci ripugna l'idea che la nostra stessa esistenza in quanto tale non sia qualcosa di unico.
La giovinezza è proprio il momento della vita in cui affiora l'urgenza, il desiderio profondo di essere protagonisti della propria vita. (...)
Noi, ciascuno di noi, è chiamato a rendersi conto di questa irriducibilità, può riconoscerla osservando l'esperienza, sorprendendo nella propria umanità un'attesa, una capacità di infinito che sfonda qualunque riduzione sociologica o pseudoscientifica"

Era il 27 Agosto del 2008 e il Prof. Marco Bersanelli,, docente di Astrofisica all' Università degli Studi di Milano, introduceva il titolo del Meeting di Rimini di quell'anno : " O protagonisti o nessuno"

Cesare Cremonini, classe 1980, inizia la sua carriera col botto:
come leader gruppo dei Lunapop, all'inizio degli anni 2000, diventa un fenomeno tra i teen agers con un paio di brani che spopoleranno come veri e propri tormentoni estivi: "'50 Special" e "Qualcosa di grande" sono canzoni ancora ricordate per una certa chimica compositiva che, ripescando atmosfere da boom economico invadono le programmazioni radiofoniche per mesi interi.

Ma il fenomeno Lunapop si sgonfia subito: Cremonini, sorretto da una certa autostima, scioglie il gruppo d'imperio, e continua il suo viaggio musicale in solitaria.
Timidi approcci al mondo cantautorale più maturo e nonostante manchi al personaggio una storia che ne giustifichi appieno l'arruolamento tra i cantautori già affermati, applicandosi con grande caparbietà si costruisce una sua traiettoria compositiva molto personale.
Sempre nel solco della tradizione pop italiana, con iniezioni di rock anglosassone e limando sempre più i testi, sempre meno adolescenziali, dal 2012 con l'album "La teoria dei colori" mette d'accordo anche i critici più diffidenti.

Nel 2018, conferma la sua raggiunta maturità con l'uscita di "Possibili scenari", dove inserisce appassionate love song, piccole storie quotidiane con l'occhio di un quarantenne che assapora il primo step della maturità esistenziale: in qualche passaggio emergono domande di una ricerca di senso nella propria vita e nei rapporti più vicini.
Accade in "Poetica", ma soprattutto nel brano "Nessuno vuole essere Robin"

"E' il pezzo più attuale, uno dei pochi in cui il protagonista sono io.
Finita la partita, il vincitore si ubriaca, scopa in giro, e finisce lì.
Chi perde, invece, passa la settimana a macerarsi.
Io ho provato il successo, l'ho perso e l'ho ritrovato: amo la figura del perdente.
Solo che oggi nessuno può ammettere di no farcela, siamo tutti dei piccoli Robin, travestiti da Batman"

E' l'ammissione di una fragilità che la canzone racconta con chiarezza e poesia.
Il desiderio legittimo di essere protagonista ti porta a delle domande che confermano solo una situazione di solitudine e Robin vive l'inadeguatezza a essere Batman, ma nessuno lo ammette evive di apparenze.

Ritorniamo, quindi da Bersanelli :
"Allora dobbiamo fare un altro passo, tentare un altro passo:
che cosa è questa irriducibilità che ci rende protagonisti, che ci dà una speranza di essere protagonisti, da dove viene? E' una nostra volontà?
No, è un dato di fatto: io non misto facendo da me. (...)
Protagonista allora è l'uomo che continuamente si accorge con stupore che il proprio io è generato da Qualcosa che non è lui, da un Infinito, da Qualcosa di altro da me. (...)
Perchè come disse una volta don Giussani: 'Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo.'
Dunque  se il Mistero Infinito è vero, se è entrato nella Storia, se il senso dell'universo è entrato nella storia, allora è Lui il protagonista e noi lo diventiamo nel rapporto con Lui, seguendo Lui"



martedì 21 luglio 2020

Gethsemane (I only want to say) - Ted Neely

da "Gesù di Nazaret" di Joseph Ratzinger - Benedetto XVI
Capitolo 6 : "Getsèmani"

"Possiamo distinguere, in questa preghiera di Gesù alcuni elementi.
C'è innanzitutto l'esperienza primordiale della paura, lo sconvolgimento di fronte al potere della morte, lo spavento davanti all'abisso del nulla, che lo fa tremare, anzi, secondo Luca, lo fa sudare gocce di sangue. (...). L'evangelista Giovanni esprime senza dubbio l'angoscia primordiale della creatura di fronte alla vicinanza della morte, c'è però qualcosa in più: è lo sconvolgimento particolare di Colui che è la Vita stessa davanti all'abisso di tutto il potere della distruzione del male, di ciò che si oppone a Dio, ed ora gli crolla addosso, che Egli in modo immediato deve ora prendere su di sè (...).
L'angoscia di Gesù è una cosa molto più radicale di quell' angoscia che assale ogni uomo di fronte alla morte; è lo scontro stesso tra luce e tenebre, tra vita e morte, il vero dramma della scelta che caratterizza la storia umana. (...)
Le due parti della preghiera di Gesù, appaiono come la contrapposizione di due volontà: 
c'è la 'volontà naturale' dell'uomo Gesù, che recalcitra di fronte all'aspetto mostruoso e distruttivo dell'avvenimento e vorrebbe chiedere che il calice 'passi oltre' e c'è la 'volontà del Figlio' che si abbandona totalmente alla volontà del Padre" 

Nel 2011, papa Benedetto XVI, dava alle stampe il secondo volume della trilogia della vita di Cristo, quello riguardante la cronaca e le riflessioni dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, avvertendo i lettori che questo era un lavoro del teologo Ratzinger, quindi non un documento ufficiale pontificio.
Particolare importante per comprendere la libertà teologica con la quale i volumi erano stati redatti, e quindi, una prova in più dell' umiltà dell'uomo Ratzinger di fronte all' investitura di Pontefice che gli era stata assegnata dopo la morte di San Giovanni Paolo II.

Nel 1971, con immediato grande successo, va in scena nei teatri londinesi e poi in quelli americani, un musical rock che tratta un argomento particolarmente impegnativo: le ultime vicende terrene di Gesù Cristo.
Autori due giovani, che si sono conosciuti, ancora studenti in Inghilterra, nel 1965:
il paroliere Tim Rice e il musicista compositore Andrew Lloyd Webber.
Autori di due precedenti produzioni ancora un pò adolescenziali ( una tra l'altro su un episodio biblico)
con "Jesus Christ Superstar" si impongono all'attenzione mondiale, tanto che dopo due anni, il musical teatrale viene trasformato in una versione cinematografica dal budget importante:
alla regia Norman Jewson ( regista di altri film di successo quali "La calda notte dell'ispettore Tibbs", "Rollerball", "Stregati dalla luna")
all'orchestra Andrè Previn ( nome piuttosto altisonante nel circuito musicale).

La scelta degli interpreti cade su  Carl Anderson per la parte di Giuda ( un Giuda di colore, non so se oggi verrebbe accettato);
per la parte della Maddalena, una giovane interprete di black music Yvonne Elliman, già interprete nella versione teatrale originale,
e, 'last but not least', il debuttante Ted Neely nella parte di Gesù, dopo che l'interprete teatrale, Jan Gillan, la voce dei Deep Purple, dà forfait.

La partitura musicale creata da Webber, è semplicemente straordinaria: unisce il rock alla ballata acustica, le esplosioni orchestrali con il pop radiofonico.
I testi e la sequenza narrativa di Tim Rice sono piuttosto ingenui, e risentono della cultura hippy del tempo: non segue pedissequamente la cronologia evangelica, si dà qualche libertà creativa di troppo ( il rapporto tra Gesù e Maddalena dà il fianco a qualche ambiguità, specialmente da parte della figura femminile), ma si mantiene assolutamente rispettoso dell'importanza dei personaggi.
Scompare la Madonna, gli apostoli rappresentano il target dei seguaci dell'Era dell'Acquario, ma soprattutto alla figura di Cristo viene tolto ogni riferimento divino.

Un disastro? Una blasfemìa?
No, non proprio. Pur limitando l'importanza del messaggio evangelico agli avvenimenti terreni, la piece teatrale, a cui anche il film si adegua, è umanamente potente, drammatica e si addentra negli eventi della Settimana Santa con una forza espressiva ( grazie anche alla musica di Webber), coinvolgente e non dispersiva, nè alternativa alla sequenza storica.

La figura di Cristo, si erge, come chiave di volta di tutta la vicenda, alcuni passaggi sono memorabili, senza dimenticare la figura, anch'essa drammatica e tragica di Giuda, colto per tutto il film tra la scelta di seguire Gesù e la delusione di una 'rivoluzione' politica mancata.

C'è un particolare importante nel film: i personaggi sono tutti attori che già dall'inizio " mettono in scena" la vicenda di Cristo, come a testimoniare l'inadeguatezza  di appropriarsi del ruolo e alla fine dopo la crocifissione, tutti tornano alle loro case, voltandosi pensierosi verso il Golgota.

Il brano "Gethsemane", anche supportato dalla meditazione di Ratzinger, ci sembra centrato:
grande pathos, grande musica e onesto nella costruzione del testo.

"Io voglio soltanto dire, se esiste un modo,
allontana da me questo calice, poichè non voglio assagiarne il veleno,
sentirne il bruciore.
Sono cambiato, non sono più sicuro come quando ho iniziato.
Allora ero ispirato; ora sono stanco e sfiduciato.
Ma se io muoio, se vado fino in fondo e faccio le cose che Tu mi chiedi,
se lascio che mi colpiscano, mi feriscano, mi inchiodino al loro albero,
voglio sapere, vorrei sapere, mio Dio,
perchè devo morire.
Devo capire, dovrei capire, mio Signore.
Potresti dimostrarmi adesso che non sarò ucciso invano?
Dimostrami che c'è una ragione per cui tu vuoi che io muoia:
sei così preciso su dove e come,
ma non sul perchè.
Perchè ho tanta paura di concludere ciò che ho cominciato .....
che Tu hai cominciato,
io non ho cominciato nulla.
Berrò il Tuo calice di veleno,
inchiodami alla Tua croce
e spezzami, insaguinami, percuotimi, uccidimi,
prendimi adesso ...
prima che cambi idea"

Una volta nei cineforum alla fine si diceva, adesso c'è il dibattito.
Ma forse per la prima ed unica volta il rock, seppe raccontare (con limiti evidenti) la Storia più grande del Mondo.


        
 

La sua figura - Giuni Russo & Franco Battiato

da "C'è speranza? Il fascino della scoperta" di Juliàn Carròn "Abbiamo trovato il Messia. E' la notizia che attravers...