domenica 6 settembre 2020

Morning has broken - (Yusuf) Cat Stevens

da "La prima alba del cosmo" di Roberto Battiston

(Centinaia di milioni di anni fa) "Verrebbe voglia di dire che il Big Bang sia, per definizione, l'alba del cosmo. Ma non è così semplice. (...)
Ad un certo punto, dopo centinaia di milioni di anni, in una posizione qualsiasi dell' universo si è raccolta talmente tanta massa che avviene lo straordinario fenomeno dell'accensione della prima stella. (...)
Come un fiammifero nel buio,la prima stella illumina un universo diventato oscuro, centinaia di milioni di anni prima. (...)
Forse è questa veramente la prima alba del cosmo.
Fenomeno straordinario, non visto da nessuno, ma certamente osservabile, a differenza dell'espansione iniziale che ha dato origine al tutto ma dove la separazione tra luce e buio non era definibile:
come ad un concerto rock, quando si illuminano gli accendini o i telefonini, uno dopo l'altro, fino ad averne migliaia. (...).
C'è una stella che ci sta particolarmente a cuore, il Sole.
Con ogni probabilità la nebulosa da cui proviene il Sole ha prodotto migliaia di altre stelle. (...)
Quella del Sole e del sistema solare è una storia che inizia quindi circa 4 miliardi e mezzo di anni fa, quando questa zona del cosmo faceva parte di una enorme nube molecolare che si estendeva per almeno 65 anni luce (...)
Se l'alba è l'inizio del giorno, il primo istante in cui di nuovo accade è l'inizio di una nuova era.
Mi piace pensare al momento in cui un ominide, nostro antenato, ha alzato gli occhi al cielo ponendosi, per la prima volta, la domanda: da dove veniamo?
Assieme a quella sul nostro destino ultimo, sia di individui che di specie, questa domanda ce la siamo portata dietro sin da allora."

Affascinanti citazioni da un recente libro di Roberto Battiston, ordinario di Fisica Sperimentale all'Università di Trento, dove si occupa di ricerche in fisica spaziale.
Gran divulgatore, è autore di numerosissime pubblicazioni scientifiche.

Scienza e religione, durante i secoli (e ancora oggi) sono protagoniste di un dualismo nelle generazioni umane.

L'americano Fratel Guy Consolmagno, direttore della Specola Vaticana (l'osservatorio astronomico del Papa) racconta in una intervista al mensile internazionale "Tracce":
"In realtà, conosco tantissimi scienziati che sono profondamente religiosi e la storia ne è piena. (...)
Nel campo della fisica e della astronomia, quasi tutti sono consapevoli di ciò che non conosciamo e tutti sanno quanto l'universo ci appaia più misterioso rispetto a 150 anni fa.
Tra fisici e astronomi c'è una grande apertura alla fede religiosa, qualsiasi fede"

E, poi, c'è l' arte della poesia ....

Un giorno Cat Stevens entra in una libreria di Londra, al cui piano superiore vi è una sezione di libri religiosi e si trova tra le mani un volume di Inni e la sua attenzione viene colpita particolarmente da un inno della scrittrice e poetessa cristiana inglese, vissuta tra il 1881 e il 1965, Eleaonor Farejeon : 'A morning song ( for the first day of spring). In vita aveva rivestito questi inni con musiche tradizionali gaeliche.
Stevens, artista sensibile ai temi spirituali, affascinato da tanta bellezza, crea una versione moderna dell'antico inno: ed ecco "Morning has broken", uno dei suoi più grandi successi che includerà nell'album del 1971, "Teaser and the firecat".

Questa notizia è citata in un libro biografico a cura di Paolo Vites: "Le canzoni di Cat Stevens"

Anche oggi, dopo aver ripreso la vita pubblica di artista dopo 40 anni di 'pausa', a motivo della sua conversione all'Islam, questa canzone di ispirazione cristiana è rimasta un punto fermo nei suoi concerti.
"L'esclusione delle altre culture genera inevitabilmente problemi.
Mi piace ricordare che le civiltà cristiana e islamica ad un certo punto si sono incontrate generando meraviglie.
Quando all'epoca (1977), abbracciai l'Islam, cercai di farlo nella maniera più totale e rigorosa possibile. I miei principi, da cristiano come da musulmano, hanno sempre avuto la pace come priorità.
E' vero, forse non ho fatto abbastanza all'epoca per chiarire i malintesi, ma non è quello il mio lavoro, sono un essere umano, nè un politico e nemmeno un leader religioso"

Sono parole da un'intervista a "La Repubblica" del 2017
E ancora:
"Canto ancora le mie vecchie canzoni perchè riflettono lo spirito degli anni '60, un periodo meraviglioso, in cui tutto poteva succedere, nascere, evolversi, un periodo di grandi novità e di grandi cambiamenti. Il mio sound era piuttosto unico e lo amo ancora, anzi, più si diventa vecchi e più guardiamo le cose con dolcezza" 

"Sorge il giorno, come fosse il primo giorno
il merlo ha cantato, come il primo uccello.
Lode per il canto, lode per la mattina.
Lodateli mentre sbocciano freschi dalla Parola di Dio

Dolce cade la pioggia, illuminata dal sole
come la prima rugiada, sulla prima erba.
Lode per la dolcezza del giardino umido.
Che nasce già completo dove passano i suoi piedi.

Mia è la luce del sole
mio il mattino
nato dell'unica luce che l'Eden vide giocare.
Lodate con esultanza, lodate ogni mattina
la ricreazione di Dio del nuovo giorno"

(Esecuzione live nel 2015)









  

 

giovedì 3 settembre 2020

La compagnia - Vasco Rossi

da "Il brillìo degli occhi" di Julian Carron

"Nichilismo / carnalità: sono questi i termini che definiscono la nostra situazione di oggi; e non solo di oggi ma di sempre, perchè il nichilismo di cui parliamo non è un fenomeno contingente, è una possibilità permanente dell'animo umano, anche se in altre epoche si sono usate parole diverse per indicarlo.
Al nichilismo, cioè al nulla che ci pervade e a cui siamo sempre tentati di cedere, non possono rispondere meri discorsi, regole, distrazioni, perchè non sono in grado di calamitarci, di conquistare realmente la nostra umanità.
Questo spiega l'insistenza di papa Francesco sul pericolo di ridurre il cristianesimo a gnosticismo o a pelagianesimo.
Al nichilismo, al vuoto di senso, può rispondere solo la carne, uno sguardo incarnato in una suora di ottant'anni o in un amico, ieri come oggi. (...)
O faccio l'esperienza oggi di una presenza che si prende tutto a cuore della mia umanità o in fondo non c'è scampo, perchè nè il discorso nè l'etica nè i diversivi di cui pure disponiamo possono generare quella pienezza che attendo dal fondo del mio essere. (...)

L'avvenimento cristiano ha la forma di un "incontro", un incontro umano nella realtà banale di tutti i giorni.
Non c'è niente di più intellegibile per l'uomo, niente di più facile da capire di un avvenimento che ha la forma di un incontro.
Si capisce, allora, perchè papa Francesco riproponga spesso la frase della 'Deus caritas est' :
'Non mi stancherò mai di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: 'All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva'.
Questo è il metodo di Dio, è il metodo che Dio ha scelto per strappare l'uomo - me, te, ciascuno di noi - dal nulla, dall' impossibilità di compiersi, dal sospetto che tutto vada a finire in niente, dalla delusione malinconica di sè, dalla facilità alla rassegnazione e alla disperazione.'"

E' ancora dal volumetto di pedagogia cristiana di Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione che attingiamo spunti per la vita concreta di tutti i giorni.

"La compagnia", che tutti conoscono cantata da Lucio Battisti, non è un'opera dal grande cantautore, bensì è firmata Mogol - Donida
"Carlo Donida Labati è uno dei più grandi compositori che abbiamo avuto in Italia.
Ha scritto canzoni per Tom Jones, per Shirley Bassey ....
mi dispiace che non tutti lo conoscano, perchè è stato, se non il più grande, quello che ha avuto il maggior numero di successi nel mondo.
Donida non ha avuto una collocazione nella mente della gente: ce l'hanno le sue canzoni, ma non lui, perchè era un uomo schivo"
Parole di Mogol per celebrare il ricordo di un grande compositore degli anni '60 e '70 di canzoni pop italiane, con il quale il giovanissimo Battisti collaborò.

Ma torniamo a "La compagnia":
"La maggior parte delle canzoni che ho scritto sono autobiografiche, altre sono inevitabilmente legate alla vita.
Non sono uno che scrive di fantasia. Mi si può definire un cronista, perchè parlo della vita, dei miei sentimenti, del mio modo di essere.
Nei miei testi non c'è pessimismo, c'è realismo: l'amicizia per me è sacra, è un sentimento molto bello che ci consola e ci dà la certezza di non essere soli."
Così Mogol racconta il suo essere uno degli storici autori 'solo' di testi, forse una categoria di artisti oggi in via di estinzione.

"Ho imparato ad amare questo pezzo quando non facevo ancora questo mestiere, l'ho sempre trovato commovente. Qualche tempo fa, poi, l'ho riascoltato in un momento particolare, mentre ero in macchina e mi ha toccato come la prima volta. E' una canzone geniale perchè con un pugno di parole riesce a fotografare alla perfezione uno stato d'animo.
Io, ricantandola, ho aggiunto la malinconia che ci sento dentro, è una storia che mi si addice"
E' Vasco Rossi che interviene su una pagina di un Forum in rete dedicato alla sua attività artistica.

Con grande soddisfazione di Mogol , il "Blasco" ha realizzato una sua intensa versione de "La compagnia" nel 2007
Nella sua interpretazione, il testo, recupera una propria intensità, che forse la voce di Battisti rendeva più algida, con quel falsetto inarrivabile.
Intensità che ben si attaglia al testo presentato nell'introduzione di questo post.
Afferma Mogol:
"Musica e spiritualità, scritti, vita, per me sono una miscela unica. Non ho una mente fatta di caselle."

Maurizio "Riro" Maniscalco, pesarese trapiantato in America, grande conoscitore di musica blues, nel libro - catalogo "Cosa sarà" svela il senso definitivo del brano:
"Allora cosa ci trovo qui dentro?
Ci trovo la tristezza, la mia beneamata e preferita tristezza, quel dolore, quel dolore di un bene assente che ti fa uscire 'solo per la strada', ti fa camminare 'a lungo senza meta' ... 'finchè ho sentito cantare in un bar'....
Questa è la sorpresa, la cosa stupefacente, che il tuo cuore addolorato non si aspetta e invece incontra.
La cosa che commuove è che 'La compagnia' ci racconta un fatto, una cosa che succede: non ci sono tante riflessioni filosofiche o sdolcinati sentimentalismi; c'è la tristezza, c'è un incontro inaspettato, c'è il cuore che rifiorisce.(...)
E così, il cuore si lascia prendere da 'una canzone', da un vento di speranza che si comunica da gente in carne ed ossa.
Una compagnia sconosciuta, eppure reale.
Che storia!" 



    



mercoledì 2 settembre 2020

Cherry tree carol - Sting

da "L'ombra del Padre. Il romanzo di Giuseppe"  di Jan Dobraczynski

"Dopo anni trascorsi al fianco di Miriam, confrontando la calma di lei con la propria inquietudine, incominciò a comprendere da dove gli fosse giunta quella tendenza.
Per tutta la vita aveva desiderato servire, ma voleva anche sentire di essere in grado di servire.
L'Altissimo lo aveva chiamato, ma non aveva avuto fiducia nelle sue forze.
Gli permetteva di agire, e poi, prendeva in mano la cosa Lui stesso.
Questo suscitava in Giuseppe amarezza, e quell'amarezza si trasformava in rimproveri a se stesso.
Si accusava, non avendo l'ardire di accusare l'Incomprensibile. (...)
Pensava unicamente: tutto ciò che possiedo l'ho ottenuto per volontà dell'Altissimo.
Dovevo essere un ombra.
Quando il sole si erge allo zenith, le ombre scompaiono.
Forse Egli vuole semplicemente darmi il segnale che quell'attimo sta giungendo? (...)
Forse si stava avvicinando l'ora per il cui avvento aveva pregato Gesù.
E sarebbe stata un'ora in cui il padre terreno avrebbe cessato di essere necessario."

Sono i pensieri di Giuseppe, il padre terreno di Gesù, sconfortato e travolto da mille pensieri, durante la ricerca di suo figlio, scomparso durante una visita al Tempio di Gerusalemme.
Lo ritroveranno in mezzo ai rappresentanti del clero, meravigliati dalla profonda conoscenza delle scritture. Naturalmente scosso per lo spavento Giuseppe redarguisce Gesù:

"Poi il ragazzo si volse verso Giuseppe e affermò:
- Se permetti, abbà, che io esprima il mio pensiero, lo dirò. Non desidero l'insegnamento dei dottori.
Questi uomini sono saggi a parole, ma non vedono la vita.
Vogliono disputare del cielo e non scorgono la terra ...
- Però l'Altissimo abita nel cielo - notò Giuseppe
- Egli dice anche: solleva la pietra, e Mi troverai, recidi un pezzo di albero e Io sono là ...(...)
( Giuseppe) vide che la mano di Miriam si posava carezzevole sul braccio del Figlio.
Si guardarono e vide come si sorridessero.
Era felice vedendo il loro amore.
Non sentiva nè solitudine, nè invidia.
Sapeva che il loro amore era come una brocca colma, da cui sgorgasse acqua all'intorno.
Là dove irrorava la terra si generava la vita.
Nel petto il dolore vellicava, ma anch'egli camminava sorridendo."

Si conclude così il bel romanzo (oggi diremmo 'fiction') che Jan Dobraczynsky, il più noto scrittore cattolico polacco di fine novecento ( la prima edizione è del 1980) ha intessuto sulla figura di Giuseppe, un personaggio evangelico, che nonostante sia stato fondamentale nei primi anni della vita terrena di Gesù (e anche prima per il suo ruolo di marito della Vergine Maria), non ha avuto molto spazio nelle redazioni storiche degli evangelisti.
Proprio questo suo "oscuramento" nei testi ufficiali della Chiesa, ha dato modo di far sbizzarrire gli autori degli antichissimi vangeli "apocrifi" e la fantasia dei romanzieri moderni.
Ma non solo loro ....

'Cherry Tree Carol' è una ballata molto diffusa nelle isole britanniche, ma codificata in forma scritta solo nei primi decenni dell'Ottocento ed è ispirata ad un episodio narrato nel Vangelo apocrifo dello Pseudo  Matteo.
"Maria e Giuseppe sono pienamente umani nel modo con cui rispondono ad una insolita contingenza.
Nel loro cammino,  Maria con in grembo il Bambino, chiede a suo marito di procurarle delle ciliege.
Un pò irritato il vecchio Giuseppe le replica che dovrebbe essere il vero padre del bambino ad andare a prendere sull'albero le ciliege, non lui.
Implicita nella storia della nascita di Cristo c'è la consapevolezza della sua morte e della sua conseguente resurrezione."

E' Sting, che nelle note di copertina del suo disco "If on a winter's night", presenta questa 'carol'.
E' il 2009, e l'ex leader dei Police, nella sua instancabile ricerca musicale produce un album completamente dedicato ai canti tradizionali della stagione invernale che tra il medioevo e il rinascimento hanno risuonato in terra irlandese e inglese.
Ma l'uomo è troppo culturalmente preparato per sottovalutare l'importanza delle influenze cristiane di questi brani:
"Fin dal primo millennio la festività del Natale è stato l'evento centrale e distintivo della stagione invernale.. la storia della nascita di Cristo contiene molti elementi magici, anticipati dalle antiche profezie:
Dio Re, nato tra gli animali in una stalla, la stella misteriosa ad Est, i tre uomini saggi, Re Erode e la strage degli innocenti, Maria e Giuseppe e il paradosso della nascita da una vergine.
Io apprezzo la bellezza di queste storie e come queste abbiano ispirato musicisti e poeti per tanti secoli.
Era mio desiderio trattare questi temi con reverenza e rispetto, nonostante il mio personale agnosticismo; la simbologia sacra dell'arte cristiana esercita su di me una forte influenza.
Per me è importante delineare le analogie tra la storia del cristianesimo e le antiche tradizioni del solstizio d'inverno.
Miti e storie sono il nostro comune patrimonio culturale e quanto basta per tenerlo vivo attraverso la reinterpretazione nel contesto del pensiero contemporaneo anche se, questo pensiero è essenzialmente agnostico.
Comunque, il mistero, al centro del cosmo e senza dubbio, della vita stessa, rimangono intatti e tutti noi abbiamo bisogno di attingere a queste storie per sopravvivere." 

Beh, chapeau, all'agnostico Sting.
La versione live della sua interpretazione di "Cherry tree carol" è tratta dal bellissimo concerto che la grande rockstar tenne nella Cattedrale di Dhuram nel 2009. Vi consigliamo di vederlo tutto: si trova in rete.

"Quando Giuseppe era vecchio
sposò la vergine Maria, la Regina di Galilea
Giuseppe e Maria passeggiavano in mezzo ad un verde frutteto.
C'erano bacche e ciliege rosse 
come non se ne erano mai viste.
E Maria parlò a Giuseppe con tono dolce e mansueto:
-Giuseppe, raccoglimi delle ciliege, perchè io sono incinta.

Giuseppe si arrabbiò:
- Che ti raccolga le ciliege il padre del bambino!
Parlò allora il bambino Gesù dal grembo di Maria:
- Piega l'albero più alto così che mia madre possa prenderne.

E, piegatosi il ramo più alto sino a toccare la mano di Maria.
lei gridò: oh, guarda Giuseppe, mi basta parlare per avere le ciliege!"

Conclude Sting:
"La risposta di Giuseppe è onesta ed emotiva.
E implicita nella storia c'è la consapevolezza della nascita di Cristo, della sua morte e risurrezione."




      

martedì 1 settembre 2020

Cosa sarà - Ron

"Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?
Di che?
Rotta la diga t'inonda e ti sommerge
la piena della tua indigenza (...)
Viene, forse viene, da oltre te, un richiamo
che ora, perchè agonizzi non ascolti.
ma c'è, ne custodisce forza e canto,
la musica perpetua ritornerà.
Sii calmo."

La domanda sulla mancanza, nella poesia di Mario Luzi, è riconsegnata al cuore 'dall'esterno', da un 'richiamo', che non archivia la domanda, ma la riapre, la spalanca, le dà voce e respiro, le dà una storia.

Queste ultime righe sono un commento alla poesia di Luzi, da parte del filosofo Fabrizio Sinisi, sul sito informativo 'Il Sussidiario', in occasione del Meeting di Rimini 2015.

Continua Sinisi:
"La domanda di Luzi, fotografa non la diagnosi di uno stato o la curvatura di una riflessione, ma la realtà dinamica e incalzante di una sfida:quella di ripartire, precisare, guardare la vera natura del proprio bisogno.
Chiedersi di che mancanza sia 'questa mia mancanza' significa, in altre parole, chiedermi di cosa io ho davvero bisogno - andare a fare i conti con ciò che io sono, con ciò che l'uomo 'è veramente'."

Riflessioni ancora attualissime, in qualche modo interlocutorie, alle quali il messaggio di papa Francesco al Meeting 2015 danno un senso ulteriore:

"La suggestiva e poetica espressione scelta come tema, (la poesia di Mario Luzi. ndr) (...) pone l'accento sul 'cuore' che è in ciascuno di noi e che sant'Agostino ha descritto come 'cuore inquieto', che mai si accontenta e ricerca qualcosa all'altezza della sua attesa.
E' una ricerca che si esprime in domande sul significato della vita e della morte, sull'amore, sul lavoro, sulla giustizia e sulla felicità (...)
Come dar voce agli interrogativi che tutti si portano dentro?
Di fronte al torpore della vita, come risvegliare la coscienza?
Per la Chiesa si apre una strada affascinante, come fu all' inizio il cristianesimo, quando gli uomini si affannavano nella vita senza coraggio, la forza o la serietà di esprimere le domande decisive. (...)
Per questo  Dio, il Mistero infinito, si è curvato sul nostro niente assetato di Lui e ha offerto la risposta che tutti attendono senza rendersene conto. (...)
Solo l'iniziativa di Dio creatore poteva colmare la misura del cuore;
ed Egli ci è venuto incontro per lasciarci trovare da noi come si trova un amico. (...)"

Novembre 1978: viene pubblicato un 45 giri imbustato in una copertina completamente nera, dove  risaltano solo i titoli e gli interpreti:
Lato A, "Ma come fanno i marinai"
Lato B,  "Cosa sarà"
Gli interpreti: Lucio Dalla & Francesco De Gregori.

Il grande successo di vendite, ispirerà la storica tourneè "Banana Republic", immortalata in un album live, dall'avventurosa realizzazione, quasi un 'instant record" ante litteram, anche questo destinato alla memoria collettiva nazionale.
"Cosa sarà", brano scritto nei testi da Lucio Dalla e composto musicalmente da Rosalino Cellamare, da quel momento con il suo nuovo nome d'arte Ron, sarà considerato sempre dai due interpreti principali un brano di serie B: De Gregori lo abbandonerà subito, probabilmente sentendolo molto diverso dalla sua sensibilità musicale e Dalla non lo valorizzerà mai abbastanza. 
Solo Ron, lo riproporrà, ma con arrangiamenti sempre discutibili.

Eppure, sul testo, non ha mai avuto nulla da eccepire ..... anzi:
" I testi e le canzoni di Dalla sono molto attuali. 
Lucio ha anticipato molte cose e molte filosofie che sono importanti ancora oggi.
Era una persona apertissima, un folle completo, ma dotato di una profonda umanità ed era molto rispettoso delle persone che aveva davanti a sè.
Non vedendolo più e non sentendo più sue nuove canzoni si avverte una grande nostalgia.
E' come se con la sua scomparsa fossimo tutti più poveri."

Una mancanza che parte dalla stessa fede religiosa. Ad Andrea Pedrinelli, su 'Avvenire' confida:
"Sono convinto di essere guidato da Dio.
Malgrado le mie mancanze, anche nelle difficoltà.
E sento che anche la gente capisce: perchè la fede è una risposta mia, ma il bisogno di amare ed essere amati è di tutti.
La musica può far volare le parole che dico.
In modo forse più giusto, ma - soprattutto - senza arroganza"



  

lunedì 31 agosto 2020

Sognando - Mina

 da "Tutto chiede salvezza" di Daniele Mencarelli


"Una selva di occhi, sono quelli dei miei compagni di stanza.
I sei letti sono sistemati su due file, i tre che ho davanti sono tutti pieni, il ragazzo che ho di fronte avrà la mia età, mentre Pino mi parlava di tanto in tanto lo guardavo, ora ne ho quasi la certezza:
da quando ho preso a spiarlo non ha mai smesso di fissare un punto indefinito, sopra la mia testa. (...)
Alla sua sinistra, accanto alla grande finestra della stanza, c'è un uomo attorno ai sessanta: dal primo istante che l'ho visto ho notato la somiglianza incredibile, è identico al chitarrista dei Queen (...)
Il letto di destra, invece, è occupato dall'uomo con urlo di ragazza, ora se ne sta di fronte a uno specchietto da borsa, si passa il lucidalabbra e intanto fa smorfiette, si sorride, sembra improvvisare un dialogo, un corteggiamento.

Io sono al centro dell'altra fila di letti, alla mia sinistra c'è il pazzo che ha tentato di darmi fuoco, sembra essersi calmato, pare addirittura dormire. (...)
Sono i cinque pazzi con cui ho condiviso la stanza e questa settimana della mia vita,
Con loro no ho avuto la possibilità di mentire, di recitare la parte del perfetto, mi hanno accolto per quello che sono, per la mia natura così simile alla loro. (...)
Quei cinque pazzi sono la cosa più simile all'amicizia che abbia mai incontrato, di più, sono fratelli offerti dalla vita, trovati sulla stessa barca, in mezzo alla medesima tempesta, tra pazzia e qualche altra cosa che un giorno saprò nominare. (...)

Una parola per dire quello che voglio veramente questa cosa che mi porto dalla nascita, prima della nascita che mi segua come un' ombra, stesa sempre al mio fianco.
Salvezza.
Questa parola non la dico a nessuno oltre a me. Ma la parola eccola, e con lei il suo significato più grande della morte.

Salvezza per me. Per mia madre. per tutti i figli e per tutte le madri. E i padri.
E tutti i fratelli, di tutti i tempi passati e futuri.
La mia malattia si chiama salvezza, ma come? A chi dirlo?

O forse questa cosa che chiamo salvezza, non è altro che uno dei tanti nomi della malattia,
forse non esiste e il mio desiderio è solo un sintomo da curare.
A terrorizzarmi non è l'idea di essere malato, a quello che mi sto abituando, ma il dubbio che sia
nient'altro che una coincidenza del cosmo,
l'essere umano come rigurgito di vita, per sbaglio."

Vincitore del Premio Strega Giovani 2020, il romanzo autobiografico di Daniele Mencarelli, il secondo dopo il 'botto' de 'La casa degli sguardi', racconta di Daniele, un ventenne, che a seguito di un'esplosione di rabbia, (anno 1994), e viene sottoposto a un TSO, trattamento sanitario obbligatorio, e qui incontra e scopre un forte sentimento di condivisione con gruppo di disturbati mentali  anche loro ricoverati.
Come un novello Dante, attraversa gironi infernali, che alla fine sarà testimone di una possibilità di redenzione.

"Che senso ha vivere, se nessuno si ricorda di te e sa che tu stai calpestando questa terra, preso dai tuoi dolori, consumato da tristezze che non trovano più nemmeno lo spazio di tradursi in lacrime?
Un bambino gioca con piacere perchè sa che qualcuno lo guarda e gli vuole bene. 
Può fare i capricci, litigare, piangere,perchè sa che la mamma lo abbraccerà e gli asciugherà le lacrime.
Ma quando si cresce c'è ancora qualcuno che ci fa rialzare quando cadiamo, che conosce la nostra miseria e pochezza e ci vuole bene così come siamo?
O c'è qualcuno che si preoccupa della nostra malattia? (...)

Don Backy, vive la celebrità canora , negli anni '60, nel Clan di Celentano.
Traduce per Adriano, 'Stand by me', ('Pregherò').
E poi è autore di Canzone, Casa bianca, L'immensità.
Se ne andrà, sbattendo la porta, in polemica con il Capo.
In solitario nel 1971 pubblica "Sognando":

"Sognando fu il primo brano in Italia sulla malattia mentale: ma nulla fu notato, solo chi si schiera ha aiuti. Fu quel brano a farmi inserire tra i reietti.
Ed è una storia vera:uno choc provato da bimbo a Pecorari vicino a Salerno quando fuggivo dall'asilo passando di fianco al manicomio.
Quei volti rasati, quelle mani che si allungavano ....
Flash riportatimi alla mente dopo un concerto a Roma nel '71, quando vidi un ragazzo autistico e ancora quella malattia era senza nome.
Lì scrissi il brano, che Detto Mariano mi fece incidere a patto di non entrarci per nulla: tutti avevano detto, 'no per carità, parlare dei matti!'.
Mina lo ascoltò per caso e invece lo incise."

E' un brano di un'intervista di Don Backy concessa, nel 2017, ad Andrea Pedrinelli per il quotidiano "Avvenire".

Mina canta "Sognando" nel 1976, nell'album "Singolare", l'ultimo in studio.
Poi diventerà La Grande Assente della canzone italiana, in contemporanea con Lucio Battisti.
Grande interpretazione, grande pathos drammatico.
Il brano sarà una punta di diamante nei suoi concerti di quegli anni.
Un testo dove la luce della redenzione ancora non c'è.

"Tutto mi chiede salvezza.
per i vivi e per i morti, salvezza. (...)
Per i pazzi di tutti i tempi, ingoiati dai manicomi della storia"










domenica 30 agosto 2020

Beautiful day - U2

"Questa capacità di scegliere fra il bene e il male ha anche una valenza teologica.
Anche il comandamento di amare Dio con tutto il cuore implica una scelta. Se non possiamo dire di no, allora il 'si' non avrebbe valore"

Queste riflessioni sono di Joseph Weiler, docente di legge nella NYU Law school e Senior Fellow presso il Center for European Studies di Harvard.
L' intellettuale ebreo, è intervenuto al Meeting di Rimini 2020 per commentarne il titolo, una frase di un altro prestigioso filosofo ebreo, Abraham Jousha Heschel ; "Privi di meraviglia. restiamo sordi al sublime"

"Ci si può meravigliare di Dio di fronte alla Shoah, allo tsunami, al Covid, nel senso che emerge la domanda: Dov'eri Dio di fronte a questi eventi? Perchè non sei intervenuto?
A suscitare meraviglia e a condurre al sublime non è tanto lo spettacolo della natura, ma il comportamento degli uomini. Ho dei parenti a Trieste: durante la Seconda Guerra Mondiale, sono stati nascosti tre anni in una chiesa cattolica.
Chi li ha nascosti ha rischiato di essere ucciso, ma lo ha fatto comunque: questo è una meraviglia! (...)
L'uomo è stato creato capace di distinguere e addirittura scegliere tra bene e male.
Una scrittrice polacca Olga Tokarczuck fa dire  a un protagonista di un suo libro: 'Dio tra un mondo senza male e un mondo senza esseri umani, ha scelto un mondo in cui ci fossero gli esseri umani'. (...)

Il diluvio è un esempio apocalittico con cui Dio punisce la cattiveria umana.
Ma attenzione: alla fine Dio dice a Noè: 'Non maledirò più la terra a motivo dell'uomo, poichè il cuore dell'uomo concepisce disegni malvagi fin dall'adolescenza, non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.
Finchè la Terra durerà, semina e raccolto, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai' 
Cioè, la natura segue le sue regole, Dio annuncia che la natura è la natura: bella o cattiva, con terremoti, tsunami, pandemie, la natura non sarà più strumento di Dio per colpire la cattiveria degli uomini. Chi lo dice bestemmia!
Ma qui sta la meraviglia, questo è il sublime: nel mondo dove c'è la cattiveria umana e la natura che ha i suoi accadimenti, c'è la capacita umana di cercare di comportarsi in maniera di giustificare la creazione nell'immagine di Dio; come accade, per esempio durante i terremoti, quando l'attivazione degli aiuti volontari parte prima degli interventi dello Stato"

Anno 00 del nuovo millennio:
dopo due album costruiti sull'elettronica degli arrangiamenti, di ritorno dalla loro precedente 'scoperta dell'America',
gli U2 decidono di affidarsi alla loro vena più 'pop' come fossero la reincarnazione dei Beatles, e realizzano l'album "All that you can't leave behind", che parte col botto al ritmo di "Beautiful day"

"Quando gli U2 hanno registrato 'Beautiful day', su Dublino c'erano nuvole di tempesta e le cosa non andavano come dovevano.
Ma la canzone non descriveva quello che stava succedendo, era una preghiera che parlava di dove potevamo potevamo arrivare."
Sono parole di Bono nell'estate 2020. Altre volte, negli anni ha riflettuto sul senso della canzone:
"La canzone descrive quello che succede ad una persona quando tocca il fondo, lo zero, e non ha più niente da perdere.
Ho un amico molto famoso nel mondo dei computer, che aveva una sua azienda personale da mandare avanti, tanto che in pratica per anni ed anni non è mai uscito dalla stanza in cui gestiva i suoi affari.
Un giorno gli hanno diagnosticato un cancro, e così all'improvviso si è ritrovato col pensiero di non avere un futuro davanti e non sapere nemmeno cosa fare del resto della propria vita, di ciò che in teoria ne rimaneva.
Così sai cosa ha fatto? Ha mollato la società ed è tornato in giro a incontrare gente e fare amicizie.
Mai in precedenza aveva pensato che la cosa potesse piacergli tanto.
per fortuna, poi, le cure mediche che aveva iniziato hanno dato buoni risultati, tant'è che ora è guarito del tutto.
Ma stai certo che mai e poi mai tornerà dietro ad una scrivania a fare la vita di prima"
(Intervista del 2012)

Ma il testo di "Beautiful day" testimonia per Bono, vicende personali. E' lui stesso che lo racconta:
"Il testo di questa canzone cerca di esprimere meraviglia e felicità per il solo fatto di essere vivi.
Quando stai bene, non esistono problemi troppo grandi: qualsiasi cosa, vista nella giusta prospettiva può essere risolta."

Infatti, il frontman degli U2, aveva temuto di avere un cancro alla gola, che risultò, invece notizia infondata e pochi mesi dopo questo presagio di morte nacque il suo terzogenito.

Una curiosità : sulla copertina dell'album, seminascosta appare una scritta: J 33 - 3 ;
fa riferimento al Libro di Geremia  cap.33, vers.3 
"Invocami e io risponderò, e ti annuncerò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci"
Un'arcobaleno era sorto per Bono, come dopo il diluvio.

"Il cuore è un fiore che sboccia.
Cresce attraverso la terra sassosa,
ma non c'è posto, nessuno spazio da affittare in questa città,
sei sfortunato,
e il motivo di cui devi preoccuparti,
il traffico è bloccato e non ti muovi in nessuna direzione.
Pensavi di aver trovato un amico,
che ti portasse via da questo posto.
Qualcuno a cui potresti dare una mano, in cambio di un favore.

E' uno splendido giorno
il cielo cade e ti senti come se fosse uno splendido giorno,
non lasciarlo scappare.

Toccami, portami in quell'altro posto.
Insegnami, io so di non essere un caso disperato.
Guarda il mondo:
guarda la colomba con la foglia nel becco,
dopo il diluvio, tutti i colori uscirono fuori.
Fu uno splendido giorno."




venerdì 28 agosto 2020

Every grain of sand - Bob Dylan

dalla Lettera Enciclica "Laudato si" di Papa Francesco

"Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? 
Questa domanda non riguarda solo l'ambiente in modo isolato, perchè non si può porre la questione in maniera parziale.
Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare in eredità, ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori.
Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti. (...)
Tutto l'universo materiale è un linguaggio dell'amore di Dio,del suo affetto smisurato per noi.
Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio. (...)
Nell'insieme dell'universo e nella sua complementarietà si esprime l'inesauribile ricchezza di Dio:
esso è luogo della sua presenza, che ci invita all'adorazione. (...)
L'universo non è sorto come risultato di un' onnipotenza arbitraria, di una dimostrazione di forza o di un desiderio di autoaffermazione.
La creazione appartiene all'ordine dell'amore. (...)
Gesù terreno con la sua relazione tanto concreta e amorevole con il mondo (...) è risorto e glorioso, è presente in tutto il creato con la sua signoria universale. (...)
In tal modo, le creature di questo mondo non ci si presentano più come una realtà meramente naturale, perchè il Risorto le avvolge misteriosamente e le orienta ad un destino di pienezza"

Al netto di tutte le perplessità di fronte ad un argomento, quello ecologico, stra - abusato e spesso approfondito come se fosse esso stesso una religione, con i suoi dogmi inscalfibili, Papa Francesco affronta con coraggio il luogo comune e ribadisce il punto centrale da cui partire per una vera "Cura della casa comune"

Nel 1981, dopo la pubblicazione di un paio di album 'confessionali', dove annunciava "urbi et orbi" (è il proprio il caso di dirlo), la sua conversione al cristianesimo (se pur di espressione tipicamente americana), il grande Bob Dylan, ritornava ad una produzione discografica più 'laica', narrando con la sua poetica, comunque intrisa di riferimenti biblici, ora valorizzati dalla nuova esperienza evangelica, i tormenti esistenziali e politici dell'uomo del ventesimo secolo.
"Shot of love" è il suo nuovo lavoro, presentato avvolto in una copertina dai colori sgargianti, quasi fumettistica.
Una raccolta di brani non indimenticabili, ma che si conclude con una canzone, quella si, che diventerà un classico del suo repertorio: "Every grain of sand" ( Ogni granello di sabbia).
Una tipica ballata 'dylaniana', dal testo che esalta la condizione del limite umano, con la coscienza del peccato presente, all'interno del rapporto con l'ambiente circostante.

Scrive Renato Giovannoli nella sua imponente "La Bibbia di Bob Dylan":
"Il senso generale del testo e di tutta la canzone è che Dio si manifesta in ogni minimo aspetto della natura e in qualsiasi momento anche doloroso, della vita dell'uomo.
Per quanto riguarda la presenza di Dio nella natura, nel 1976, Dylan aveva detto cose simili che troviamo nei versi di Every grain of sand: 'Posso vedere Dio in una margherita. Vedere Dio di notte nel vento e nella pioggia.
Io vedo la creazione proprio in ogni luogo.
La più alta forma di canzone è la preghiera: quella di re Davide e di Salomone, l lamento del coyote, il rombo della terra"

"Nel momento della mia confessione
nel momento del mio più profondo bisogno.
Quando la pozza di lacrime sotto i miei piedi si allaga, (...)
nella furia del momento
riesco a vedere la mano del Signore
in ogni foglia che trema
in ogni granello di sabbia.
Oh, i fiori dell'indulgenza e l'erbaccia degli anni passati
come criminali hanno soffocato il respiro della coscienza
e del buon conforto. (...)
Ed ogni volta che passo da questa parte
sento sempre il mio nome.
Poi avanti nel mio viaggio riesco a capire
che ogni capello è numerato
così come ogni granello di sabbia.
Sento gli antichi passi
come il movimento del mare
A volte mi giro, e c'è qualcuno lì,
a volte solo io.
Sono sospeso in equilibrio sulla realtà dell'uomo,
come ogni passero che cade,
come ogni granello di sabbia"




La sua figura - Giuni Russo & Franco Battiato

da "C'è speranza? Il fascino della scoperta" di Juliàn Carròn "Abbiamo trovato il Messia. E' la notizia che attravers...