domenica 17 maggio 2020

40 pass - Davide Van De Sfroos

Marzo 2020.

Sono i giorni nei quali si rende evidente che il virus ormai sta invadendo l’Italia e specialmente il territorio lombardo.

L’arcivescovo di Milano, mons. Delpini, in qualità di pastore d’anime, compie un gesto di preghiera in qualche modo, se mi si passa il termine, "spettacolare": sale sul tetto del Duomo, e rivolto alla statua della Madonna issata sulla guglia più alta invoca la sua benedizione per la sua terra martoriata.

"O mia bela Madunina che te dominet Milan,
Maria, auxilium Christianorum.
Maria, mater amabilis.
Maria, Virgo fidelis.
Maria, causa nostrae letitiae
Maria, refugium peccatorum, Regina pacis.
O mia bela Madunina che te dominet Milan, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati, nessuno si senta dimenticato"

Il piccolo uomo di Chiesa quasi inginocchiato, invoca la Madonna, la cui statua si staglia nel cielo terso, con sullo sfondo la città immobile, con una preghiera impastata di dialetto e di latino, che ricorda la scrittura di un grande scrittore milanese: Giovanni Testori, la cui poetica, profondamente e drammaticamente cristiana era immersa proprio nella vita quotidiana dei diseredati e degli emarginati, usando proprio un linguaggio originale fatto di tradizione, dialetto e contemporaneità.

Il cantautore comasco Davide Van de Sfroos (nome d’arte che riprende proprio un modo di dire dialettale lombardo) basa la sua vita artistica proprio su questo modo di creare e comunicare.
E anche le sue narrazioni musicali (nel dialetto laghee), costruite in questa modalità, raccontano storie quotidiane, il racconto di un popolo che si muove, che vive vicende più o meno normali, più o meno legali; cantato su un tappeto musicale che spesso richiama la tradizione folk americana e irlandese.

L'album "Pica" del 2008, è il disco della definitiva conferma della qualità compositiva di Van De Sfroos e del suo imporsi a livello nazionale.
In questo lavoro tutto fila liscio che è un piacere: musica, testi e pulizia di arrangiamenti si fondono alla perfezione. Tra i tanti brani azzeccati, uno si erge per originalità e per la profondità di idea narrativa, è '40 pass':

"Senza Jannacci e Gaber non avrei mai scritto una canzone come '40 pass', probabilmente.
la Milano di Enzo non esiste più, ma ci sono ancora in giro i fantasmi delle persone di cui lui aveva cantato. Lui, Gaber, Magni e Svampa, sono stati dei poeti, gli chansonniers di una Milano che c'è stata un tempo, ma i cui fantasmi, che abbiano o no 'i scarp de tennis', ci sono ancora e girano in mezzo a noi, voglio dire che una canzone come '40 pass' fa riferimento a quella Milano lì.
E' chiaro che vivendo la strada, i cosiddetti ultimi, che poi ultimi non sono mai perchè invece sono primi in qualcosa, tu hai uno spettro credibile di quella è la società che stai vivendo."

E' un brano di un'intervista rilasciata a Paolo Vites al sito informativo 'Il Sussidiario'  

E, il Duomo, la Madonnina cosa c’entrano?

Ascoltate ora questa canzone e lo scoprirete



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