lunedì 18 maggio 2020

Madre Proteggi - Massimo Priviero

Il nome di Massimo Priviero, per chi non sia particolarmente addentro alle vicende del pop-rock italico, dice poco o nulla.

Classe 1962, milanese trapiantato dal Veneto, inizia la sua carriera contemporaneamente a quella di Ligabue agli inizi degli anni 90.
Ma mentre il rocker emiliano ha onori e celebrità popolari (ogni sua tournée è in bagno di folla) Priviero, forse per una sua allergia al marketing discografico, nonostante una sua capacità compositiva e di presenza scenica, non arriva al successo conclamato.

Forse frenato dall’etichetta affibbiatagli in partenza come "lo Springsteen italiano" (addirittura il suo secondo album è prodotto da Little Steven) sempre più pare "accontentarsi" dei suoi fedeli fans che, di disco in disco, non delude mai.
Animale da palcoscenico, come si dice, non solo ha una potenza di scrittura rock non indifferente, ma la sua musica è sostenuta da testi, sempre suoi, che raccontano del mondo reale, di persone che vivono il problema del quotidiano alla ricerca di un bene più grande.

I suoi lavori discografici passano dalle storie di guerra (è particolarmente attratto dalle vicende degli alpini della Prima guerra mondiale) al dramma degli ultimi della società (gli immigrati, i perseguitati, gli emigranti, i disagiati) raccontati attraverso la sua cultura esplicitamente cristiana (della quale non ne fa una esclusiva bandiera).
Un artista, quindi, calato nella realtà umana più o meno dolente, ma carica di una narrazione storicamente concreta.

Il brano che propongo è del 2014: "Madre proteggi", una preghiera che lui stesso introduce come non esclusivamente cristiana ma che vorrebbe abbracciare tutte le madri della terra, destinatarie di invocazioni di aiuto.

Proprio come lo scrittore Giovanni Testori scriveva nel 1979 sul settimanale "Il Sabato": "È vero che solo Maria merita il titolo di "janua coelis" ma nella misura in cui la Madonna ha assunto in sé tutte le madri e nella misura in cui tutte le madri cercano d’esemplari in Lei, ogni madre è un po’ la porta del nostro cielo terrestre e del nostro cielo senza più limiti e senza più fine; quel cielo che, lungo tutta la vita, insieme a lei e da lei dovremmo aver imparato a volere, invocare e meritare".


Nessun commento:

Posta un commento

La sua figura - Giuni Russo & Franco Battiato

da "C'è speranza? Il fascino della scoperta" di Juliàn Carròn "Abbiamo trovato il Messia. E' la notizia che attravers...