Così riflette lo scrittore e saggista Vittorio Messori, un intellettuale che da decenni scandaglia la Storia umana e i suoi avvenimenti più o meno tragici alla luce della sua esperienza di convertito al cattolicesimo.
Fabrizio De Andrè, era un tipo di anarchico "sentimentale", un "puro" di origini borghesi, un poeta essenzialmente, sempre a disagio nel suo stesso ambiente familiare, che ha spesso trovato ispirazione nelle sue canzoni in storie di emarginati, di perdenti sia nel meccanismo economico che regge il mondo del profitto, sia nelle guerre e nei genocidi organizzati da predomini territoriali e con motivazioni religiose.
Nel 1981, dopo la sua disavventura del rapimento subito in Sardegna ( insieme alla sua compagna Dori Ghezzi fu tenuto prigioniero da una banda del luogo per diverse settimane ), l'artista richiama alla collaborazione ( dopo la realizzazione di "Rimini" ) Massimo Bubola, per il suo ritorno alla musica.
Viene così pubblicato l'album " L'indiano " : a dir la verità, il disco, non ha un vero e proprio titolo ma sulla copertina campeggia il disegno di un fiero pellerossa americano a cavallo.
" Gli indiani di ieri e i sardi di oggi sono due realtà lontane solo apparentemente, perchè sono due popoli emarginati e autoctoni. Gli indiani sterminati dal generale Custer, chiusi nelle riserve, e i sardi cacciati sui monti dai cartaginesi, fatti schiavi dai romani, colonizzati poi.
Le analogie tra le due civiltà sono tante."
Sono parole dello stesso De Andrè rilasciate a ridosso dell' uscita del disco a "Famiglia Cristiana".
Ecco, il poeta che racconta le epopee dei vinti, che non fa distinzione fra popoli di culture diverse ma che vuole semplicemente raccontare la violenza che li ha oppressi, alla ricerca di un riscatto.
" Fiume Sand Creek " racconta di un massacro di pellerossa da parte delle Giubbe Blu, nel 1864.
I militari guidati dal col. John Chivington, durante la notte attaccarono un villaggio, in Colorado, di 600 Nativi, uccidendone duecento fra donne, vecchi e bambini.
Ed è attraverso gli occhi di un bambino che viene evocata la strage.
La violenza raccontata dal più debole, dal più indifeso, dal più innocente.
E' una potente, coinvolgente, ballata, splendidamente arrangiata da Mark Harris, e quel bambino rappresenta tutti i bambini vittime delle guerre e delle violenze che nessuno riesce a fermare.
Ecco perchè le canzoni sono importanti, per aiutare a sviluppare la coscienza per un mondo più umano, come lo stesso De Andrè affermerà in una intervista a Gino Castaldo, nel 1984:
" La canzone è un miracolo, come la moltiplicazione dei pani e dei pesci, a cui del resto, non ho avuto la fortuna di assistere. Come si fa altrimenti a spiegare un' emozione, soprattutto se poi la devi comunicare?"
E quasi come a seguire la citazione iniziale di Vittorio Messori, in una intervista a "L'unione Sarda" nel 1991, alla domanda se avesse una spiritualità, il poeta genovese rispose:
"La spiritualità ha a che fare con la religiosità. Ci sono molti modi di esprimerla, io per esempio mi sono sempre sentito parte di un tutto, un piccolo tassello - certamente non quello centrale - di un progetto universale.
Tutto sommato sono vicino all'animismo: vedo l'anima nei sassi, ancorchè siano stati sfiorati da qualche elemento vivo. Questo è il mio modo di essere religioso.
Ma si, forse sono un pellerossa"
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